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Il ministro degli Esteri svizzero definisce il rapporto con l’UE e l’accordo sulla libera circolazione “strategico”

mag 10, 2026
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Il ministro degli Esteri svizzero definisce il rapporto con l’UE e l’accordo sulla libera circolazione “strategico”
Intervenendo all'assemblea generale annuale dell'organizzazione pro-europea Europäische Bewegung Schweiz, sabato 9 maggio 2026, il Consigliere federale Ignazio Cassis ha dedicato quasi tutto il suo discorso principale alla dimensione della mobilità nel rapporto tra la Svizzera e l'Unione Europea. Definendo il dossier “strategico”, il ministro degli Esteri ha ricordato ai delegati che la prosperità, la sicurezza e la capacità d’innovazione della Svizzera dipendono in larga misura dall’Accordo del 1999 sulla libera circolazione delle persone e dal più ampio quadro di Schengen, che consente il passaggio di persone e merci con attriti minimi. Il tempismo dell’intervento di Cassis è significativo. Il Consiglio federale e la Commissione europea hanno firmato formalmente all’inizio di marzo il tanto atteso pacchetto “Bilaterali III”; il parlamento svizzero inizierà l’esame dei 18 testi legislativi durante la sessione di giugno. Sebbene il pacchetto copra nuove aree come l’elettricità e la sicurezza alimentare, Cassis ha sottolineato che il motore economico resta la possibilità per le aziende di reclutare rapidamente talenti dall’UE e per i cittadini svizzeri di lavorare, studiare e fornire servizi ovunque nell’Unione. “La stabilità non arriva mai gratis; è il risultato di uno sforzo comune,” ha affermato, mettendo in guardia contro la politicizzazione della mobilità lavorativa in un momento di carenza globale di competenze. Le sue parole erano rivolte anche al pubblico interno. Diverse iniziative cantonali – e un voto popolare nazionale previsto per il 14 giugno – mirano a limitare la migrazione netta o a introdurre nuove quote di ammissione. Cassis ha sostenuto che erigere nuovamente barriere metterebbe a rischio l’accesso al mercato unico europeo, aumenterebbe i costi amministrativi per i datori di lavoro e comprometterebbe le catene di approvvigionamento transfrontaliere, già messe a dura prova dalla guerra in Iran e dai continui colli di bottiglia logistici. Per i responsabili della mobilità aziendale, il discorso rappresenta un primo segnale che il Consiglio federale si impegnerà con forza per difendere la libera circolazione in vista del referendum. I team HR che gestiscono trasferimenti di personale dentro o fuori dalla Svizzera dovrebbero tuttavia preparare piani di emergenza: se alcune delle proposte anti-immigrazione dovessero guadagnare terreno, i tempi per le autorizzazioni di lavoro potrebbero allungarsi e le soglie salariali aumentare. Le multinazionali sono quindi invitate a anticipare i piani di trasferimento per il 2026 e a seguire con attenzione i dibattiti parlamentari. Infine, Cassis ha colto l’occasione per rassicurare i partner UE che la Svizzera implementerà puntualmente il nuovo Sistema d’Entrata/Uscita (EES) e l’autorizzazione di viaggio ETIAS, finora ritardata. Ha confermato che gli aeroporti di Zurigo e Ginevra hanno completato i test di carico dei chioschi biometrici e seguiranno il periodo di grazia “flex-mode” recentemente approvato da Bruxelles, dettaglio che sarà apprezzato sia dai viaggiatori frequenti sia dai responsabili della gestione dei rischi di viaggio.
Fonte: SWI swissinfo.ch

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