
Quasi due anni dopo l’entrata in vigore del rinnovato accordo fiscale transfrontaliero tra Italia e Svizzera, i lavoratori residenti in Lombardia e pendolari verso il Ticino faticano ancora a comprendere le implicazioni della doppia imposizione. Un approfondimento pubblicato all’alba del 14 maggio 2026 sul portale informativo FrontalieriTicino.ch analizza come i cosiddetti “nuovi frontalieri” — assunti dopo il 17 luglio 2023 — si trovino ora a dover affrontare una tassazione simultanea in entrambi i Paesi.
Nel vecchio regime, i salari erano tassati esclusivamente in Svizzera; oggi fino all’80% delle imposte federali e cantonali viene accreditato sulle imposte italiane, mentre le addizionali comunali restano interamente dovute in Italia. Con il franco svizzero vicino alla parità con l’euro, molti pendolari hanno visto il loro reddito netto disponibile ridursi del 6-8%, come evidenziato dai casi studio illustrativi dell’articolo.
Il pezzo propone strategie pratiche per far fronte alla situazione: spostare gli acquisti alimentari verso le catene italiane a basso costo, rivedere le abitudini di acquisto del carburante e consultare commercialisti specializzati per ottimizzare le detrazioni fiscali. Nel frattempo, i reparti HR delle multinazionali nei cluster life-science e fintech di Lugano stanno riconsiderando le politiche di integrazione salariale e i rimborsi per il trasporto per mantenere l’attrattività. Diverse aziende segnalano aspettative salariali più elevate da parte dei nuovi assunti coinvolti, mentre altre accelerano i progetti pilota di lavoro da remoto che permettono al personale residente in Italia di trascorrere più giorni a casa e meno in coda nel traffico transfrontaliero.
Per i responsabili della mobilità globale, il caso sottolinea l’importanza di monitorare gli sviluppi fiscali bilaterali e di prevedere la volatilità dei cambi nella pianificazione dei pacchetti per i pendolari. Le aziende con un’ampia popolazione di frontalieri sono invitate a organizzare sessioni informative prima delle scadenze della prima rata italiana ad agosto 2026 e ad aggiornare le previsioni di costo per il budget 2027.
Nel vecchio regime, i salari erano tassati esclusivamente in Svizzera; oggi fino all’80% delle imposte federali e cantonali viene accreditato sulle imposte italiane, mentre le addizionali comunali restano interamente dovute in Italia. Con il franco svizzero vicino alla parità con l’euro, molti pendolari hanno visto il loro reddito netto disponibile ridursi del 6-8%, come evidenziato dai casi studio illustrativi dell’articolo.
Il pezzo propone strategie pratiche per far fronte alla situazione: spostare gli acquisti alimentari verso le catene italiane a basso costo, rivedere le abitudini di acquisto del carburante e consultare commercialisti specializzati per ottimizzare le detrazioni fiscali. Nel frattempo, i reparti HR delle multinazionali nei cluster life-science e fintech di Lugano stanno riconsiderando le politiche di integrazione salariale e i rimborsi per il trasporto per mantenere l’attrattività. Diverse aziende segnalano aspettative salariali più elevate da parte dei nuovi assunti coinvolti, mentre altre accelerano i progetti pilota di lavoro da remoto che permettono al personale residente in Italia di trascorrere più giorni a casa e meno in coda nel traffico transfrontaliero.
Per i responsabili della mobilità globale, il caso sottolinea l’importanza di monitorare gli sviluppi fiscali bilaterali e di prevedere la volatilità dei cambi nella pianificazione dei pacchetti per i pendolari. Le aziende con un’ampia popolazione di frontalieri sono invitate a organizzare sessioni informative prima delle scadenze della prima rata italiana ad agosto 2026 e ad aggiornare le previsioni di costo per il budget 2027.
Fonte: FrontalieriTicino.ch
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