
Una nuova ricerca pubblicata l'11 maggio dall'Istituto Demografik di Zurigo prevede che la Svizzera potrebbe affrontare un deficit fino a 329.000 lavoratori a tempo pieno entro il 2050, qualora i cittadini approvassero il prossimo mese l'iniziativa anti-immigrazione. The Local ha riassunto i risultati, sottolineando che le carenze di manodopera si manifesterebbero molto prima — in alcuni cantoni già dal 2030 — a causa dell'invecchiamento demografico e delle condizioni di assunzione già difficili. Le simulazioni indicano che limitare l'immigrazione netta a 40.000 persone all'anno, il livello necessario per non superare i dieci milioni di abitanti, comporterebbe la perdita di fino a 87.000 lavoratori nel mercato del lavoro entro un decennio. I settori più esposti includono sanità, manifattura avanzata, ospitalità e ICT — ambiti in cui i cittadini UE/AELE coprono attualmente tra il 25% e il 45% delle posizioni. Manuel Buchmann, autore principale dello studio, ha evidenziato le disparità geografiche: Ginevra, Basilea-Città, Zurigo, Vaud e Zug sarebbero i più colpiti, ma “nessun cantone ne uscirebbe indenne”. Ha avvertito che le carenze potrebbero ridurre la crescita del PIL di 1,2 punti percentuali all’anno, a meno che non vengano compensate da aumenti di produttività o automazione — entrambi difficili da realizzare su larga scala nei ruoli di assistenza agli anziani e ai pazienti. Per i professionisti della mobilità e delle risorse umane, il rapporto ribadisce l’importanza di una pianificazione proattiva della forza lavoro. Le aziende sono invitate a identificare i “ruoli critici” fortemente dipendenti dai talenti UE e a esplorare strutture di lavoro a distanza o trasferimenti intra-aziendali da filiali europee. Alcune imprese stanno già facendo pressione per clausole bilaterali di salvaguardia che esenterebbero i visitatori d’affari a breve termine e i trasferimenti intra-aziendali da eventuali future quote.
Fonte: The Local Switzerland