
La Svizzera ha ufficialmente inaugurato la sua presidenza annuale del Dialogo Euro-Africano su Migrazione e Sviluppo, noto come "Processo di Rabat", ospitando una conferenza di alto livello a Losanna il 12 maggio. Co-presieduto con la Tunisia, l'incontro ha riunito alti funzionari di oltre 50 paesi africani ed europei, la Commissione Europea e importanti organizzazioni internazionali. L’agenda svizzero-tunisina pone al centro della politica migratoria per il 2026 la reintegrazione sostenibile dei migranti che rientrano nei loro paesi d’origine. Berna sostiene che ritorni dignitosi, combinati con progetti di sviluppo che creano posti di lavoro locali, riducono il rischio di nuove migrazioni irregolari e avvantaggiano sia i paesi di origine che quelli di destinazione.
La Svizzera ha presentato progetti pilota finanziati attraverso le sue partnership migratorie, come voucher per la formazione professionale destinati ai rientranti in Costa d’Avorio e finanziamenti iniziali per piccole imprese in Tunisia, come modelli potenziali per una cooperazione più ampia tra UE e Africa. Dietro il linguaggio diplomatico si cela un obiettivo pragmatico per i datori di lavoro svizzeri: mantenere il sostegno pubblico ai canali regolari di migrazione lavorativa dimostrando agli elettori che chi soggiorna irregolarmente torna a casa e riceve un aiuto concreto per ricominciare.
La Segreteria di Stato della Migrazione (SEM) ha comunicato ai delegati che nel 2025 la Svizzera ha emesso 2.630 decisioni di rimpatrio per cittadini subsahariani, ma ha raggiunto solo un tasso di ritorno effettivo del 41%; Berna punta a superare il 55% entro il 2027 grazie a pacchetti di reintegrazione migliorati e a una coordinazione consolare più stretta. Per le multinazionali attive in Svizzera, l’iniziativa è importante perché un sistema di rimpatrio più prevedibile e umano riduce la pressione politica per restringere le quote di permessi di lavoro per cittadini di paesi terzi.
I direttori delle risorse umane sono stati invitati a seguire gli esiti della riunione ministeriale del Processo di Rabat prevista per novembre, durante la quale la Svizzera intende presentare una bozza di “Linee guida sul supporto aziendale alla mobilità circolare delle competenze” — un codice volontario che incoraggia le imprese a offrire tirocini a breve termine a giovani provenienti dai paesi partner.
In pratica, i responsabili della mobilità globale dovrebbero annotare che la SEM prevede di lanciare all’inizio del 2027 un “Passaporto di Reintegrazione” digitale. Questo documento basato su QR code permetterà a datori di lavoro, ambasciate svizzere e ONG partner di verificare in tempo reale se un ex dipendente ha completato i percorsi di formazione o le tappe imprenditoriali concordate all’estero, aprendo la strada a una gestione più rapida delle richieste di visto di lavoro ripetute nell’ambito del programma per datori di lavoro affidabili.
La Svizzera ha presentato progetti pilota finanziati attraverso le sue partnership migratorie, come voucher per la formazione professionale destinati ai rientranti in Costa d’Avorio e finanziamenti iniziali per piccole imprese in Tunisia, come modelli potenziali per una cooperazione più ampia tra UE e Africa. Dietro il linguaggio diplomatico si cela un obiettivo pragmatico per i datori di lavoro svizzeri: mantenere il sostegno pubblico ai canali regolari di migrazione lavorativa dimostrando agli elettori che chi soggiorna irregolarmente torna a casa e riceve un aiuto concreto per ricominciare.
La Segreteria di Stato della Migrazione (SEM) ha comunicato ai delegati che nel 2025 la Svizzera ha emesso 2.630 decisioni di rimpatrio per cittadini subsahariani, ma ha raggiunto solo un tasso di ritorno effettivo del 41%; Berna punta a superare il 55% entro il 2027 grazie a pacchetti di reintegrazione migliorati e a una coordinazione consolare più stretta. Per le multinazionali attive in Svizzera, l’iniziativa è importante perché un sistema di rimpatrio più prevedibile e umano riduce la pressione politica per restringere le quote di permessi di lavoro per cittadini di paesi terzi.
I direttori delle risorse umane sono stati invitati a seguire gli esiti della riunione ministeriale del Processo di Rabat prevista per novembre, durante la quale la Svizzera intende presentare una bozza di “Linee guida sul supporto aziendale alla mobilità circolare delle competenze” — un codice volontario che incoraggia le imprese a offrire tirocini a breve termine a giovani provenienti dai paesi partner.
In pratica, i responsabili della mobilità globale dovrebbero annotare che la SEM prevede di lanciare all’inizio del 2027 un “Passaporto di Reintegrazione” digitale. Questo documento basato su QR code permetterà a datori di lavoro, ambasciate svizzere e ONG partner di verificare in tempo reale se un ex dipendente ha completato i percorsi di formazione o le tappe imprenditoriali concordate all’estero, aprendo la strada a una gestione più rapida delle richieste di visto di lavoro ripetute nell’ambito del programma per datori di lavoro affidabili.
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