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Italia accelera sull’“Unico Permesso di Lavoro” con il Decreto 83/2026

mag 30, 2026
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Italia accelera sull’“Unico Permesso di Lavoro” con il Decreto 83/2026
Il 29 maggio l’Italia ha pubblicato il decreto legislativo 83/2026, la tanto attesa trasposizione della Direttiva UE 2024/1233 sul Permesso Unico per cittadini di paesi terzi. La riforma modifica il Testo Unico sull’Immigrazione del 1998, introducendo una procedura semplificata che concede in un’unica soluzione il permesso di soggiorno e l’autorizzazione al lavoro entro 30 giorni, dimezzando i tempi rispetto ai precedenti 60-90 giorni medi.

Tra le novità principali, nuovi obblighi per i datori di lavoro: i soggetti sponsor devono fornire ai lavoratori stranieri aggiornamenti scritti in ogni fase del processo di nulla osta e non possono più trattenere le ricevute delle domande, pratica che spesso intrappolava i lavoratori in situazioni di lavoro irregolare. I tempi di lavorazione si sospendono automaticamente se le prefetture richiedono documenti integrativi, garantendo finalmente certezza legale alle aziende che pianificano le date di inizio attività.

Italia accelera sull’“Unico Permesso di Lavoro” con il Decreto 83/2026


Il decreto chiarisce inoltre le categorie escluse (stagionali, trasferimenti intra-aziendali, distaccati) e allinea la normativa italiana alle regole UE su parità salariale e accesso alla formazione professionale. Particolarmente rilevante per i team HR multinazionali, da settembre 2026 sarà obbligatoria la presentazione telematica delle domande, supportata da un cruscotto unico condiviso tra Ministero dell’Interno e Ministero del Lavoro.

I datori di lavoro con elevati volumi di assunzioni extra-UE dovranno aggiornare i tempi di onboarding, rivedere i modelli contrattuali per garantire la conformità e prevedere investimenti IT per l’integrazione con il nuovo portale. Gli avvocati specializzati in immigrazione accolgono con favore la procedura accelerata, ma avvertono che le prefetture devono ancora potenziare il personale e digitalizzare gli archivi per rispettare il termine dei 30 giorni. In caso contrario, l’Italia rischia di tornare ai colli di bottiglia che avevano compromesso le quote del Decreto Flussi 2025.

Per ora, però, la riforma segna un passaggio da una gestione emergenziale delle quote a un sistema più prevedibile e orientato alle competenze, una buona notizia per i distretti manifatturieri italiani alle prese con gravi carenze di manodopera.
Fonte: EC News

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