
Solo tre giorni dopo l’entrata in vigore del tanto discusso Patto UE su Migrazione e Asilo (GEAS), l’Unione Cristiano-Sociale (CSU) al governo in Baviera ha chiarito di non avere alcuna intenzione di abolire i controlli alle frontiere terrestri introdotti nel 2024. Parlando con i giornalisti dopo una riunione del consiglio di partito a Monaco il 15 giugno 2026, il presidente Markus Söder ha sottolineato che il GEAS richiederà “una lunga fase di attuazione” e che abbandonare ora i controlli sarebbe un errore. Il capo del gruppo parlamentare Alexander Hoffmann ha aggiunto che le riforme precedenti dell’UE hanno spesso impiegato anni per diventare pienamente operative e che la Germania deve quindi “mantenere la linea” alle sue frontiere terrestri.
La Germania ha reintrodotto controlli sistematici con Austria, Repubblica Ceca, Polonia, Svizzera, Danimarca, Paesi Bassi, Francia e Lussemburgo nel settembre 2024, citando movimenti secondari e lacune alle frontiere esterne dell’UE. Il regime è stato rinnovato tre volte ed è attualmente autorizzato fino a metà settembre 2026. Secondo le regole di Schengen, sospensioni così prolungate della libera circolazione dovrebbero essere eccezionali, e hanno suscitato critiche da Bruxelles e dalle capitali vicine.
I responsabili dei viaggi d’affari speravano che il nuovo patto – che armonizza le procedure d’asilo e introduce la solidarietà obbligatoria tra gli Stati membri – avrebbe aperto la strada a un graduale ritorno ai viaggi senza passaporto. La posizione della CSU offusca però questa prospettiva. I controlli continui si traducono in code sporadiche per i pendolari transfrontalieri, i camion di consegna e i turisti, costringendo le aziende a prevedere tempi di margine negli itinerari. Anche le compagnie aeree hanno lamentato passeggeri che hanno perso voli a causa di ritardi stradali intorno a Monaco e Francoforte.
Il governo federale, una coalizione CDU/CSU-FDP, mantiene finora un atteggiamento prudente. Il ministro dell’Interno Alexander Dobrindt dovrebbe riesaminare la necessità dei controlli ad agosto, ma con le elezioni statali bavaresi previste per ottobre, l’appetito politico per allentare le misure sembra limitato. I pianificatori della mobilità dovrebbero quindi prevedere proroghe progressive ben oltre il 2027.
La Germania ha reintrodotto controlli sistematici con Austria, Repubblica Ceca, Polonia, Svizzera, Danimarca, Paesi Bassi, Francia e Lussemburgo nel settembre 2024, citando movimenti secondari e lacune alle frontiere esterne dell’UE. Il regime è stato rinnovato tre volte ed è attualmente autorizzato fino a metà settembre 2026. Secondo le regole di Schengen, sospensioni così prolungate della libera circolazione dovrebbero essere eccezionali, e hanno suscitato critiche da Bruxelles e dalle capitali vicine.
I responsabili dei viaggi d’affari speravano che il nuovo patto – che armonizza le procedure d’asilo e introduce la solidarietà obbligatoria tra gli Stati membri – avrebbe aperto la strada a un graduale ritorno ai viaggi senza passaporto. La posizione della CSU offusca però questa prospettiva. I controlli continui si traducono in code sporadiche per i pendolari transfrontalieri, i camion di consegna e i turisti, costringendo le aziende a prevedere tempi di margine negli itinerari. Anche le compagnie aeree hanno lamentato passeggeri che hanno perso voli a causa di ritardi stradali intorno a Monaco e Francoforte.
Il governo federale, una coalizione CDU/CSU-FDP, mantiene finora un atteggiamento prudente. Il ministro dell’Interno Alexander Dobrindt dovrebbe riesaminare la necessità dei controlli ad agosto, ma con le elezioni statali bavaresi previste per ottobre, l’appetito politico per allentare le misure sembra limitato. I pianificatori della mobilità dovrebbero quindi prevedere proroghe progressive ben oltre il 2027.
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