
L’ombudsman della polizia federale tedesca, Uli Grötsch, ha colto l’occasione della pubblicazione del suo rapporto annuale 2025/26 per esprimere un giudizio particolarmente netto sui controlli temporanei alle frontiere terrestri tedesche, in vigore da settembre 2024. Grötsch sottolinea che tali controlli — inizialmente giustificati come risposta d’emergenza all’aumento della migrazione irregolare — si sono trasformati in una misura di fatto permanente, nonostante la normativa UE limiti questi interventi a periodi brevi e ben definiti. Diversi tribunali amministrativi, tra cui quelli di Monaco e Coblenza, hanno già dichiarato illegittimi alcuni controlli individuali, e l’ombudsman avverte che potrebbero seguire ulteriori sconfitte legali se Berlino continuerà a prolungare il regime senza una nuova base giuridica.
Oltre alla questione legale, Grötsch evidenzia il peso operativo: gli agenti della polizia federale accumulano ore straordinarie arretrate, subiscono frequenti cambi di turno e perdono occasioni di formazione, poiché migliaia di loro restano impegnati ai posti di frontiera. Il morale è in calo e il personale mette in discussione la proporzionalità dell’impiego, dato che i flussi migratori complessivi si sono stabilizzati.
Il ministro dell’Interno Alexander Dobrindt (CSU) ha respinto immediatamente le critiche, definendo i controlli “altamente efficaci” contro il traffico di esseri umani e la criminalità transfrontaliera. Il ministero ha tempo fino a metà agosto per decidere se chiedere a Bruxelles un’ulteriore proroga di sei mesi. La Commissione Europea ha recentemente invitato la Germania a eliminare gradualmente i controlli; il dibattito politico a Berlino si fa ora più acceso in vista della scadenza.
Per le aziende che spostano personale o merci via strada o ferrovia, l’incertezza è un problema concreto. I controlli a campione possono tradursi in ritardi nelle consegne, viaggi in pullman più lunghi e maggiori oneri burocratici. I responsabili della mobilità dovrebbero monitorare se il governo intende chiedere una nuova proroga e, in tal caso, se i tribunali la autorizzeranno. Un possibile scenario è un modello ridotto, basato maggiormente su pattugliamenti mobili e controlli mirati su intelligence, meno invasivo per i viaggiatori legittimi ma comunque impegnativo per la Bundespolizei.
Oltre alla questione legale, Grötsch evidenzia il peso operativo: gli agenti della polizia federale accumulano ore straordinarie arretrate, subiscono frequenti cambi di turno e perdono occasioni di formazione, poiché migliaia di loro restano impegnati ai posti di frontiera. Il morale è in calo e il personale mette in discussione la proporzionalità dell’impiego, dato che i flussi migratori complessivi si sono stabilizzati.
Il ministro dell’Interno Alexander Dobrindt (CSU) ha respinto immediatamente le critiche, definendo i controlli “altamente efficaci” contro il traffico di esseri umani e la criminalità transfrontaliera. Il ministero ha tempo fino a metà agosto per decidere se chiedere a Bruxelles un’ulteriore proroga di sei mesi. La Commissione Europea ha recentemente invitato la Germania a eliminare gradualmente i controlli; il dibattito politico a Berlino si fa ora più acceso in vista della scadenza.
Per le aziende che spostano personale o merci via strada o ferrovia, l’incertezza è un problema concreto. I controlli a campione possono tradursi in ritardi nelle consegne, viaggi in pullman più lunghi e maggiori oneri burocratici. I responsabili della mobilità dovrebbero monitorare se il governo intende chiedere una nuova proroga e, in tal caso, se i tribunali la autorizzeranno. Un possibile scenario è un modello ridotto, basato maggiormente su pattugliamenti mobili e controlli mirati su intelligence, meno invasivo per i viaggiatori legittimi ma comunque impegnativo per la Bundespolizei.
Fonte: Tagesschau
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