
In un commento incisivo pubblicato il 14 luglio 2026, la Law Society Gazette avverte i consulenti legali aziendali che i viaggi brevi in Irlanda possono esporre i datori di lavoro a pesanti sanzioni in materia di immigrazione, fiscalità e diritto del lavoro. L’autore, Declan Groarke, responsabile dell’immigrazione irlandese presso Lewis Silkin, sostiene che l’introduzione di sistemi digitali alle frontiere, il potenziamento della condivisione dei dati e un approccio più rigoroso da parte delle autorità hanno reso molto più facile individuare le cosiddette “missioni nascoste”. L’articolo sottolinea che l’Irlanda non ha ancora una definizione normativa di “visitatore d’affari”, lasciando alle aziende il compito di interpretare cosa si intenda per “lavoro produttivo”. Secondo le regole attuali, i cittadini extra-UE possono svolgere solo attività limitate – tipicamente riunioni o negoziazioni contrattuali – con un visto C per soggiorni brevi o tramite esenzione dal visto. Qualsiasi attività lavorativa superiore a 14 giorni in un periodo di 90 giorni richiede un permesso di lavoro o l’approvazione del Programma di Lavoro Atipico. Dal 1° giugno 2026, i rifiuti dei visti per soggiorni brevi non sono più appellabili, aumentando i rischi per le domande presentate in fretta. I tempi di elaborazione aggravano il problema: gli uffici visti irlandesi indicano attese di otto o più settimane, mentre la divisione centrale di Dublino arriva fino a **15 settimane**. Domande presentate in ritardo spesso portano a rifiuti dopo le date di viaggio previste, lasciando una macchia nella storia migratoria del viaggiatore da dichiarare a livello globale. Con la Direttiva UE sui lavoratori distaccati in vigore, i team HR, fiscali e di mobilità devono coordinarsi per assicurare che il personale transfrontaliero presenti la notifica WRC quando necessario. Groarke consiglia alle multinazionali di effettuare un audit completo dei viaggiatori diretti in Irlanda, definire chiaramente le responsabilità di conformità tra HR, fiscalità e legale, e creare una politica formale per i viaggi di lavoro. Tra le soluzioni rapide suggerite ci sono l’inserimento di tempi di preparazione di tre mesi nella pianificazione dei progetti, la creazione di un database delle nazionalità che richiedono visto e la formazione dei responsabili sulle attività consentite. L’avvertimento arriva mentre l’Irlanda si propone come hub post-Brexit per le sedi europee. La mancata stretta sui processi potrebbe esporre le aziende a ingressi negati all’aeroporto di Dublino, multe ai sensi degli Employment Permits Acts o danni reputazionali se i collaboratori superano i limiti del permesso da visitatore.
Fonte: Law Society Gazette
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