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Cosa consente – e cosa non consente – il Codice delle frontiere Schengen in caso di picchi migratori

ago 1, 2026
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Cosa consente – e cosa non consente – il Codice delle frontiere Schengen in caso di picchi migratori
Le voci su una possibile “sospensione della Spagna dallo spazio Schengen” che hanno invaso i social media dopo gli eventi di Ceuta non hanno alcuna base legale, hanno spiegato gli esperti a Cadena SER il 31 luglio. Secondo il Codice delle Frontiere Schengen, uno Stato membro può reintrodurre controlli alle proprie frontiere interne, ma non esiste alcun meccanismo per espellere un altro membro. I controlli possono durare un mese (in caso di minaccia urgente) o sei mesi (minaccia prevedibile), prorogabili in casi eccezionali, ma ogni estensione deve essere notificata alla Commissione Europea, al Consiglio e al Parlamento Europeo. Poiché Spagna e Italia non condividono una frontiera terrestre, la decisione italiana riguarda aeroporti e porti marittimi. Le compagnie aeree dovranno effettuare controlli in stile “uscita Schengen” ai gate di partenza spagnoli per evitare sanzioni per il trasporto di passeggeri non ammessi. Per le aziende che spostano personale all’interno dell’UE, questo significa il ritorno di adempimenti specifici per paese, come controlli sui visti e registrazioni dei lavoratori distaccati, che Schengen aveva invece semplificato. Gli studi legali consigliano ai dipendenti non UE con permessi ICT, Carta Blu UE o trasferimenti intra-aziendali di portare con sé sia passaporto che carta di soggiorno, poiché le forze di polizia di frontiera potrebbero non avere accesso elettronico ai database dei permessi di soggiorno. Le aziende devono inoltre prepararsi a effetti a catena: se più Stati reintroducono controlli, il trasporto su strada tra Spagna e resto d’Europa potrebbe subire rallentamenti simili a quelli della crisi migratoria del 2015. I professionisti della mobilità devono monitorare le revisioni del “Coordinated Risk Analysis” della Commissione, che stabiliscono i tempi per la fine o l’estensione dei controlli. Un mancato ritiro dei controlli da parte dell’Italia (o di qualsiasi altro Stato) dopo 30 giorni senza giustificazioni potrebbe portare a procedure di infrazione, anche se in pratica Bruxelles concede spesso margini di manovra quando sono coinvolte migrazione o sicurezza. In sintesi: Schengen non sparirà, ma la sua promessa di libera circolazione è sempre più soggetta a pressioni politiche reali che i team HR e viaggi devono tenere in considerazione.
Fonte: Cadena SER

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