
La Germania ha silenziosamente avviato una nuova fase di controlli alle frontiere interne che durerà almeno fino al 15 marzo 2027. Il Ministero dell’Interno federale ha confermato la decisione in una comunicazione alla Commissione Europea, citando la persistenza di migrazioni irregolari, reti di contrabbando e la pressione sui centri di accoglienza. Di fatto, chiunque entri in Germania via terra, ferrovia o fiume da uno dei nove Paesi confinanti può nuovamente essere fermato e richiesto di esibire un documento d’identità, nonostante le frontiere si trovino all’interno dell’area Schengen.
L’ultima proroga segna due anni e mezzo di controlli sistematici e ininterrotti alle frontiere terrestri tedesche. Ciò che nel 2024 era nato come una risposta temporanea al record di richieste d’asilo si è trasformato in un ciclo semestrale ricorrente. Berlino sostiene che la misura sia ancora proporzionata e venga riesaminata ogni trimestre, ma la Commissione Europea ha espresso a giugno un parere formale, mettendo in dubbio la legittimità di controlli così estesi e generalizzati.
Per i viaggiatori d’affari e i pendolari transfrontalieri l’impatto è concreto. Aziende di logistica che gestiscono catene di approvvigionamento just-in-time tra Colonia e i porti olandesi, revisori che si spostano tra Francoforte e Lussemburgo e lavoratori del settore tech che vivono a Wroclaw ma programmano a Berlino segnalano tempi di viaggio allungati di 15-30 minuti, oltre a controlli secondari occasionali che possono durare fino a un’ora. Anche le compagnie aeree sono state invitate a verificare l’identità dei passeggeri su alcuni voli brevi intra-Schengen diretti in Germania, aggiungendo un ulteriore livello di controllo.
I responsabili della mobilità aziendale ora includono questo margine extra nelle pianificazioni, soprattutto per dirigenti che attraversano più Paesi Schengen in un solo giorno. Gli esperti di immigrazione raccomandano al personale non UE con permessi di soggiorno di portare con sé i documenti originali anziché copie digitali, poiché la polizia federale tedesca ha temporaneamente sospeso l’accettazione di versioni digitali al confine. Le aziende che utilizzano van per trasportare lavoratori a turni da Polonia o Repubblica Ceca sono invitate a tenere a portata di mano i registri dei passeggeri; le multe per il trasporto di migranti irregolari possono arrivare fino a 5.000 euro a persona.
La questione più ampia è di natura politica. Altri otto Paesi Schengen — tra cui Austria, Danimarca e Paesi Bassi — hanno anch’essi introdotto controlli interni, alimentando il timore che quella che il diritto UE definisce una misura “eccezionale” stia diventando la norma. Se questa pratica svanirà la prossima primavera o diventerà semi-permanente, influenzerà per anni il panorama dei viaggi d’affari nella più grande economia europea.
L’ultima proroga segna due anni e mezzo di controlli sistematici e ininterrotti alle frontiere terrestri tedesche. Ciò che nel 2024 era nato come una risposta temporanea al record di richieste d’asilo si è trasformato in un ciclo semestrale ricorrente. Berlino sostiene che la misura sia ancora proporzionata e venga riesaminata ogni trimestre, ma la Commissione Europea ha espresso a giugno un parere formale, mettendo in dubbio la legittimità di controlli così estesi e generalizzati.
Per i viaggiatori d’affari e i pendolari transfrontalieri l’impatto è concreto. Aziende di logistica che gestiscono catene di approvvigionamento just-in-time tra Colonia e i porti olandesi, revisori che si spostano tra Francoforte e Lussemburgo e lavoratori del settore tech che vivono a Wroclaw ma programmano a Berlino segnalano tempi di viaggio allungati di 15-30 minuti, oltre a controlli secondari occasionali che possono durare fino a un’ora. Anche le compagnie aeree sono state invitate a verificare l’identità dei passeggeri su alcuni voli brevi intra-Schengen diretti in Germania, aggiungendo un ulteriore livello di controllo.
I responsabili della mobilità aziendale ora includono questo margine extra nelle pianificazioni, soprattutto per dirigenti che attraversano più Paesi Schengen in un solo giorno. Gli esperti di immigrazione raccomandano al personale non UE con permessi di soggiorno di portare con sé i documenti originali anziché copie digitali, poiché la polizia federale tedesca ha temporaneamente sospeso l’accettazione di versioni digitali al confine. Le aziende che utilizzano van per trasportare lavoratori a turni da Polonia o Repubblica Ceca sono invitate a tenere a portata di mano i registri dei passeggeri; le multe per il trasporto di migranti irregolari possono arrivare fino a 5.000 euro a persona.
La questione più ampia è di natura politica. Altri otto Paesi Schengen — tra cui Austria, Danimarca e Paesi Bassi — hanno anch’essi introdotto controlli interni, alimentando il timore che quella che il diritto UE definisce una misura “eccezionale” stia diventando la norma. Se questa pratica svanirà la prossima primavera o diventerà semi-permanente, influenzerà per anni il panorama dei viaggi d’affari nella più grande economia europea.
Fonte: EU Today
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