
Una sessione turbolenta dell'Assemblea Nazionale francese è iniziata domenica 20 settembre 2026, con i deputati che hanno cominciato a esaminare la proposta a lungo annunciata del governo di introdurre quote settoriali per i lavoratori stranieri. Il testo preliminare darebbe al governo il potere di fissare tetti annuali, per settore e regione, per i cittadini non appartenenti all’UE, con l’obiettivo dichiarato di affrontare le gravi carenze di manodopera in edilizia, sanità e ospitalità, mantenendo al contempo sotto controllo i flussi migratori complessivi. Il ministro dell’Interno Gérald Darmanin ha assicurato che il meccanismo delle quote sarà “flessibile, basato su dati concreti e rivedibile ogni anno dopo il vaglio parlamentare”. Le federazioni datoriali hanno accolto positivamente il piano, sottolineando che in Francia ci sono 350.000 posti vacanti e che il Paese rischia di perdere investimenti a favore di vicini come Germania e Italia, che già adottano sistemi a punti o a quote. Sindacati e sinistra hanno invece avvertito che legare i diritti di soggiorno alle esigenze lavorative a breve termine potrebbe “creare lavoratori usa e getta” e deprimere i salari. Il partito di estrema destra Rassemblement National ha invece criticato il testo, ritenendolo insufficiente perché non tocca il tema del ricongiungimento familiare. Se approvata, la riforma rappresenterebbe la prima volta dal shock petrolifero degli anni ’70 in cui la Francia stabilisce obiettivi numerici per l’immigrazione economica. Le aziende che intendono assumere dall’estero dovranno ottenere un certificato dagli uffici regionali del lavoro che attesti il mancato superamento della quota; i visti saranno poi accelerati tramite un nuovo canale “Talenti & Carenze”, che il governo promette di gestire entro 30 giorni. Le quote non riguarderanno i cittadini UE, i lavoratori distaccati o i braccianti stagionali coperti da accordi bilaterali separati. Per le multinazionali, l’impatto più immediato sarà la necessità di integrare la disponibilità delle quote nei cicli di pianificazione del personale. Gli esperti di immigrazione consigliano di presentare le richieste il prima possibile all’inizio dell’anno e di preparare strategie alternative, come i trasferimenti intra-aziendali con il permesso ICT UE, nel caso in cui i limiti vengano raggiunti rapidamente. Il Ministero dell’Interno ha inoltre lasciato intendere che i settori che formano e qualificano i lavoratori stranieri potrebbero ricevere quote maggiori nelle future tornate, incentivando così le imprese a investire in programmi di lingua e integrazione. Sebbene il disegno di legge dovrebbe passare all’Assemblea Nazionale grazie ai voti di centro e destra, dovrà affrontare un esame rigoroso al Senato il mese prossimo. Successivamente, una commissione mista dovrà conciliare le due versioni prima che le quote possano entrare in vigore il 1° gennaio 2027. Le imprese operanti in Francia hanno quindi una finestra ristretta di tre mesi per mappare le carenze di competenze e individuare potenziali candidati all’estero.
Fonte: WOP360