
L'aviazione commerciale negli Emirati Arabi Uniti ha affrontato un fine settimana di forte pressione operativa dopo che la General Civil Aviation Authority (GCAA) ha ordinato, il 24 settembre, la sospensione immediata di tutti i voli operati dalle compagnie aeree iraniane da e per il paese. Due giorni dopo, il 26 settembre, il bollettino in diretta di Gulf News ha mostrato decine di ritardi e una lista crescente di cancellazioni negli aeroporti di Dubai International (DXB), Abu Dhabi Zayed International (AUH) e Sharjah International (SHJ).
Le maggiori difficoltà si sono registrate sulle rotte regionali. I voli per Teheran sono stati i primi a essere sospesi, ma gli effetti si sono rapidamente estesi ad Amman, Kuwait, Bahrain e a diversi scali del subcontinente indiano, mentre le compagnie aeree riorganizzavano flotte e equipaggi. Flydubai ha segnalato più di una dozzina di partenze “riprogrammate”, mentre Air Arabia ha cancellato le frequenze per Kuwait City e Bahrain.
Le compagnie a lungo raggio hanno subito meno disagi, anche se Emirates ha segnalato ritardi progressivi sulle rotte principali verso Delhi, Mumbai e Bangkok, e Etihad ha avvertito che i voli potrebbero essere deviati per evitare spazi aerei congestionati, con conseguente aumento dei tempi di volo. Nonostante la presenza di nebbia all’alba, gli operatori aeroportuali hanno sottolineato che la causa principale dei ritardi di sabato è di natura geopolitica.
La decisione della GCAA segue le nuove restrizioni statunitensi sull'aviazione iraniana e precede la decisione dell’aeroporto internazionale di Najaf di sospendere i voli diretti in Iran dal 25 settembre. Gli analisti del settore parlano di un approccio precauzionale dovuto a un profilo di rischio “caldo” attorno allo Stretto di Hormuz e allo spazio aereo occidentale iraniano, dove l’attività militare è aumentata nell’ultima settimana.
Per i responsabili della mobilità aziendale, la sfida immediata è operativa più che legale: i biglietti restano validi, ma gli orari sono molto variabili. Le agenzie di gestione viaggi (TMC) consigliano ai passeggeri di monitorare le app delle compagnie aeree ogni ora, presentarsi in aeroporto almeno tre ore prima della partenza e mantenere flessibilità negli spostamenti a terra.
Anche i trasportatori merci risentono degli effetti a catena, con una capacità ridotta nei voli a corto raggio che collegano Dubai a Riyadh, Kuwait e Muscat. Guardando al futuro, le autorità non hanno indicato una data per la revoca del divieto ai vettori iraniani. Le compagnie internazionali prevedono una ripresa graduale a partire da fine ottobre, ma sottolineano che le date sono “soggette a modifiche”.
Le aziende con viaggi urgenti dovrebbero valutare rotte alternative via Doha o Muscat e considerare le nuove opzioni di lavoro a distanza e visti a entrata multipla degli Emirati, che riducono la necessità di attraversamenti di confine a breve termine mentre la situazione si stabilizza.
Le maggiori difficoltà si sono registrate sulle rotte regionali. I voli per Teheran sono stati i primi a essere sospesi, ma gli effetti si sono rapidamente estesi ad Amman, Kuwait, Bahrain e a diversi scali del subcontinente indiano, mentre le compagnie aeree riorganizzavano flotte e equipaggi. Flydubai ha segnalato più di una dozzina di partenze “riprogrammate”, mentre Air Arabia ha cancellato le frequenze per Kuwait City e Bahrain.
Le compagnie a lungo raggio hanno subito meno disagi, anche se Emirates ha segnalato ritardi progressivi sulle rotte principali verso Delhi, Mumbai e Bangkok, e Etihad ha avvertito che i voli potrebbero essere deviati per evitare spazi aerei congestionati, con conseguente aumento dei tempi di volo. Nonostante la presenza di nebbia all’alba, gli operatori aeroportuali hanno sottolineato che la causa principale dei ritardi di sabato è di natura geopolitica.
La decisione della GCAA segue le nuove restrizioni statunitensi sull'aviazione iraniana e precede la decisione dell’aeroporto internazionale di Najaf di sospendere i voli diretti in Iran dal 25 settembre. Gli analisti del settore parlano di un approccio precauzionale dovuto a un profilo di rischio “caldo” attorno allo Stretto di Hormuz e allo spazio aereo occidentale iraniano, dove l’attività militare è aumentata nell’ultima settimana.
Per i responsabili della mobilità aziendale, la sfida immediata è operativa più che legale: i biglietti restano validi, ma gli orari sono molto variabili. Le agenzie di gestione viaggi (TMC) consigliano ai passeggeri di monitorare le app delle compagnie aeree ogni ora, presentarsi in aeroporto almeno tre ore prima della partenza e mantenere flessibilità negli spostamenti a terra.
Anche i trasportatori merci risentono degli effetti a catena, con una capacità ridotta nei voli a corto raggio che collegano Dubai a Riyadh, Kuwait e Muscat. Guardando al futuro, le autorità non hanno indicato una data per la revoca del divieto ai vettori iraniani. Le compagnie internazionali prevedono una ripresa graduale a partire da fine ottobre, ma sottolineano che le date sono “soggette a modifiche”.
Le aziende con viaggi urgenti dovrebbero valutare rotte alternative via Doha o Muscat e considerare le nuove opzioni di lavoro a distanza e visti a entrata multipla degli Emirati, che riducono la necessità di attraversamenti di confine a breve termine mentre la situazione si stabilizza.
Fonte: Gulf News
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