
La Corte Costituzionale austriaca (VfGH) ha emesso una sentenza storica che rafforza i diritti dei migranti disabili che richiedono la naturalizzazione. In una decisione pubblicata il 21 ottobre 2026, la corte ha annullato una decisione provinciale di Salisburgo che aveva negato il passaporto austriaco a un cittadino libanese di 36 anni, perché non era in grado di dimostrare competenze linguistiche in tedesco a livello B1 né superare l’esame civico standard. Il richiedente soffre di una disabilità dell’80% causata da disturbo post-traumatico da stress e depressione, condizioni che, secondo una relazione medica ufficiale, difficilmente miglioreranno a tal punto da permettere l’apprendimento della lingua. Il tribunale inferiore aveva sostenuto che il disturbo potesse essere trattabile e quindi non “permanente”, ma il VfGH ha giudicato tale ragionamento discriminatorio. La legge austriaca sulla cittadinanza prevede esenzioni dai requisiti linguistici e civici quando la salute fisica o mentale del richiedente rende impossibile il rispetto di tali condizioni, tuttavia le autorità provinciali applicano queste deroghe con parsimonia. La Corte Costituzionale ha stabilito che pretendere la prova che la malattia non migliorerà mai rappresenta un onere irragionevole per le persone disabili e viola il divieto costituzionale di discriminazione. In pratica, la sentenza obbliga le autorità migratorie ad accettare pareri medici fondati che attestino come l’apprendimento della lingua non sia “ragionevolmente prevedibile”, senza richiedere una prognosi permanente. Gli esperti legali ritengono che questa decisione possa facilitare l’accesso alla cittadinanza per decine di residenti di lungo periodo con disabilità gravi che in passato erano stati esclusi per motivi linguistici. I datori di lavoro con personale straniero in procinto di naturalizzarsi dovrebbero rivedere le domande in sospeso alla luce di questo nuovo precedente e prepararsi a tempi di elaborazione più rapidi una volta che le esenzioni saranno concesse con maggiore regolarità. Per il mercato del lavoro austriaco, già molto competitivo, la decisione ha anche un valore strategico per la retention dei talenti. Il richiedente possedeva già un permesso di soggiorno UE di lungo termine e accesso illimitato al lavoro; la naturalizzazione eliminerà ora l’ultimo ostacolo ai viaggi d’affari transfrontalieri e alla flessibilità nelle assegnazioni. Le aziende da tempo sostengono che regole linguistiche rigide scoraggiano specialisti altamente qualificati ma disabili dall’investire in Austria. La sentenza indica un cambio di rotta verso un approccio più inclusivo e personalizzato, pur mantenendo il requisito generale del livello B1 per la maggior parte dei richiedenti. Gli avvocati specializzati in immigrazione consigliano a datori di lavoro e team HR di mobilità di assicurarsi che i dipendenti con disabilità ottengano tempestivamente una documentazione medica completa e di citare la sentenza VfGH nelle richieste di esenzione. Il Ministero dell’Interno non ha ancora emanato nuove linee guida, ma gli osservatori legali prevedono istruzioni aggiornate per gli uffici provinciali della cittadinanza entro poche settimane.
Fonte: Der Standard