
La Segreteria di Stato della Migrazione (SEM) ha avvertito che la Svizzera potrebbe riattivare, a partire dal 1° gennaio 2026, le quote di salvaguardia per i cittadini croati assunti con contratti locali svizzeri. Secondo il protocollo di adesione che ha esteso la libera circolazione alla Croazia, Berna può imporre limiti se l’immigrazione supera le soglie annuali, fissate quest’anno a 2.004 permessi B e 1.116 permessi L.
I dati preliminari indicano un numero elevato di permessi B per cittadini croati, aumentando la possibilità che il Consiglio federale reintroduca i limiti del 2023/24, pari a 1.150 permessi B e 1.007 permessi L. La decisione finale è attesa entro metà gennaio, al rilascio delle statistiche annuali complete.
Le multinazionali hanno sfruttato l’attuale regime senza quote per distaccare personale IT, finanziario e ingegneristico dai centri servizi croati alle sedi svizzere. L’eventuale reintroduzione dei limiti costringerebbe i team HR a valutare alternative come i permessi di trasferimento intra-aziendale (ICT), esenti dalla clausola di salvaguardia, o modelli di lavoro “split-site” che mantengano i dipendenti in busta paga croata.
Le autorità cantonali affermano di poter attivare i controlli sulle quote con appena due settimane di preavviso, probabilmente secondo l’ordine di arrivo delle domande. Per questo motivo, si consiglia ai datori di lavoro di preparare la documentazione, prenotare visite mediche e appuntamenti biometrici già da ora per non restare indietro a gennaio.
Le associazioni di categoria avvertono che i settori tecnologico e delle scienze della vita sarebbero i più colpiti; quest’anno i cittadini croati hanno rappresentato il 12% delle nuove assunzioni nel settore ICT di Zurigo. La SEM ribadisce che la clausola di salvaguardia è stata pensata proprio per attenuare shock sul mercato del lavoro e sottolinea che non è stata ancora presa alcuna decisione definitiva.
I dati preliminari indicano un numero elevato di permessi B per cittadini croati, aumentando la possibilità che il Consiglio federale reintroduca i limiti del 2023/24, pari a 1.150 permessi B e 1.007 permessi L. La decisione finale è attesa entro metà gennaio, al rilascio delle statistiche annuali complete.
Le multinazionali hanno sfruttato l’attuale regime senza quote per distaccare personale IT, finanziario e ingegneristico dai centri servizi croati alle sedi svizzere. L’eventuale reintroduzione dei limiti costringerebbe i team HR a valutare alternative come i permessi di trasferimento intra-aziendale (ICT), esenti dalla clausola di salvaguardia, o modelli di lavoro “split-site” che mantengano i dipendenti in busta paga croata.
Le autorità cantonali affermano di poter attivare i controlli sulle quote con appena due settimane di preavviso, probabilmente secondo l’ordine di arrivo delle domande. Per questo motivo, si consiglia ai datori di lavoro di preparare la documentazione, prenotare visite mediche e appuntamenti biometrici già da ora per non restare indietro a gennaio.
Le associazioni di categoria avvertono che i settori tecnologico e delle scienze della vita sarebbero i più colpiti; quest’anno i cittadini croati hanno rappresentato il 12% delle nuove assunzioni nel settore ICT di Zurigo. La SEM ribadisce che la clausola di salvaguardia è stata pensata proprio per attenuare shock sul mercato del lavoro e sottolinea che non è stata ancora presa alcuna decisione definitiva.
Fonte: VisaHQ Global Mobility News
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