
Il Segretariato di Stato della Migrazione (SEM) ha confermato il 26 novembre 2025 che la Svizzera potrebbe riattivare, a partire dal 1° gennaio 2026, le quote di salvaguardia per i cittadini croati assunti con contratti locali svizzeri. Questo meccanismo, inattivo dalla fine del 2024, consente al Consiglio federale di limitare i nuovi permessi B e L qualora l’immigrazione dalla Croazia superi le soglie previste dal protocollo di adesione del 2022. Le statistiche ufficiali sull’immigrazione per il 2025 saranno pubblicate a fine dicembre, dopodiché il governo avrà tempo fino a metà gennaio per prendere una decisione.
Se attivato, il tetto ripristinerebbe i limiti del 2023/24, fissati a 1.150 permessi B e 1.007 permessi L. Le multinazionali con centri servizi condivisi a Zagabria avevano sfruttato il periodo di salvaguardia per distaccare ingegneri e specialisti finanziari presso le sedi svizzere con contratti locali, aggirando le più rigide quote per cittadini di paesi terzi. Ora i team HR devono preparare piani di emergenza, come permessi per trasferimenti intra-aziendali (non soggetti a quota) o incarichi su sedi multiple che mantengano formalmente i dipendenti croati impiegati nell’UE, pur lavorando parzialmente in Svizzera.
Gli uffici cantonali della migrazione dichiarano di poter attuare i controlli sulle quote con due settimane di preavviso, probabilmente secondo l’ordine di arrivo delle domande. I datori di lavoro sono quindi invitati a raccogliere la documentazione con anticipo, programmare visite mediche e prenotare appuntamenti biometrici per non restare indietro rispetto alla concorrenza una volta presa la decisione a gennaio.
Le associazioni di categoria sostengono che il rinnovo delle quote penalizzerebbe soprattutto i settori tecnologico e delle scienze della vita; nel 2025 i cittadini croati hanno rappresentato il 12% delle nuove assunzioni nel settore ICT di Zurigo. Il SEM ribatte che la clausola di salvaguardia è stata inserita nel trattato di adesione proprio per attenuare gli shock sul mercato del lavoro e sottolinea che non è stata ancora presa una decisione definitiva.
Se attivato, il tetto ripristinerebbe i limiti del 2023/24, fissati a 1.150 permessi B e 1.007 permessi L. Le multinazionali con centri servizi condivisi a Zagabria avevano sfruttato il periodo di salvaguardia per distaccare ingegneri e specialisti finanziari presso le sedi svizzere con contratti locali, aggirando le più rigide quote per cittadini di paesi terzi. Ora i team HR devono preparare piani di emergenza, come permessi per trasferimenti intra-aziendali (non soggetti a quota) o incarichi su sedi multiple che mantengano formalmente i dipendenti croati impiegati nell’UE, pur lavorando parzialmente in Svizzera.
Gli uffici cantonali della migrazione dichiarano di poter attuare i controlli sulle quote con due settimane di preavviso, probabilmente secondo l’ordine di arrivo delle domande. I datori di lavoro sono quindi invitati a raccogliere la documentazione con anticipo, programmare visite mediche e prenotare appuntamenti biometrici per non restare indietro rispetto alla concorrenza una volta presa la decisione a gennaio.
Le associazioni di categoria sostengono che il rinnovo delle quote penalizzerebbe soprattutto i settori tecnologico e delle scienze della vita; nel 2025 i cittadini croati hanno rappresentato il 12% delle nuove assunzioni nel settore ICT di Zurigo. Il SEM ribatte che la clausola di salvaguardia è stata inserita nel trattato di adesione proprio per attenuare gli shock sul mercato del lavoro e sottolinea che non è stata ancora presa una decisione definitiva.
Fonte: Fragomen Immigration Alert