
Il Consiglio federale svizzero ha confermato discretamente che le quote principali che regolano il numero di cittadini non appartenenti a UE/EFTA, fornitori di servizi UE/EFTA e cittadini britannici che possono essere assunti in Svizzera rimarranno esattamente le stesse nel 2026 come quest’anno. Secondo la revisione dell’Ordinanza sull’Ammissione, il Soggiorno e l’Attività lucrativa (OASA), i datori di lavoro avranno nuovamente a disposizione 8.500 autorizzazioni per professionisti altamente qualificati provenienti da paesi extra UE/EFTA—4.500 permessi di soggiorno B per incarichi superiori a 12 mesi e 4.000 permessi L a breve termine per soggiorni fino a un anno. Parallelamente, Berna ha confermato due contingenti speciali: 3.000 permessi L e 500 permessi B per fornitori di servizi UE/EFTA distaccati in Svizzera per più di 120 giorni, e un “cuscinetto Brexit” dedicato di 1.400 permessi L e 2.100 permessi B riservati ai cittadini britannici.
Le cifre delle quote vengono spesso comunicate solo poche settimane prima dell’inizio del nuovo anno, complicando la pianificazione del personale per le multinazionali con sedi svizzere a Zurigo, Basilea e Ginevra. La pubblicazione dei numeri per il 2026 con 13 mesi di anticipo permette ai team HR di pianificare le esigenze di personale, raccogliere preventivamente la documentazione e avviare le pratiche a inizio gennaio. I responsabili dell’immigrazione aziendale sottolineano che l’annuncio è particolarmente utile per settori orientati ai progetti come le scienze della vita, il fintech e la produzione avanzata, dove le pipeline di talenti globali devono essere organizzate con mesi di anticipo.
Gli uffici cantonali della migrazione evidenziano però che un tetto nazionale invariato non elimina i colli di bottiglia locali. Nel 2025 il tasso di utilizzo delle quote per cittadini di paesi terzi a livello nazionale è stato solo del 74%, ma categorie molto richieste a Zurigo e Vaud si sono esaurite già in autunno inoltrato. Si consiglia quindi ai datori di lavoro di monitorare in tempo reale il consumo delle quote a livello cantonale e di presentare domande complete non appena i “portafogli” elettronici riapriranno il 2 gennaio.
Sul piano politico, il congelamento indica che il Consiglio federale non vede margini per restringere l’accesso a specialisti stranieri a un anno dalle elezioni federali di ottobre 2026. Partiti di destra hanno proposto di ridurre le quote del 10%, ma il governo preferisce mantenere la stabilità mentre permangono carenze di personale in ICT, sanità e ingegneria. Questa posizione potrebbe cambiare dopo le elezioni, quindi le aziende farebbero bene a sfruttare l’attuale prevedibilità per assicurarsi il personale critico finché possono.
Per i team di mobilità globale il messaggio è chiaro: il sistema di permessi svizzero, altamente selettivo ma trasparente, rimarrà stabile per almeno un altro anno, consentendo una pianificazione più precisa dei budget per le assegnazioni, il benchmarking salariale e i tempi di inserimento.
Le cifre delle quote vengono spesso comunicate solo poche settimane prima dell’inizio del nuovo anno, complicando la pianificazione del personale per le multinazionali con sedi svizzere a Zurigo, Basilea e Ginevra. La pubblicazione dei numeri per il 2026 con 13 mesi di anticipo permette ai team HR di pianificare le esigenze di personale, raccogliere preventivamente la documentazione e avviare le pratiche a inizio gennaio. I responsabili dell’immigrazione aziendale sottolineano che l’annuncio è particolarmente utile per settori orientati ai progetti come le scienze della vita, il fintech e la produzione avanzata, dove le pipeline di talenti globali devono essere organizzate con mesi di anticipo.
Gli uffici cantonali della migrazione evidenziano però che un tetto nazionale invariato non elimina i colli di bottiglia locali. Nel 2025 il tasso di utilizzo delle quote per cittadini di paesi terzi a livello nazionale è stato solo del 74%, ma categorie molto richieste a Zurigo e Vaud si sono esaurite già in autunno inoltrato. Si consiglia quindi ai datori di lavoro di monitorare in tempo reale il consumo delle quote a livello cantonale e di presentare domande complete non appena i “portafogli” elettronici riapriranno il 2 gennaio.
Sul piano politico, il congelamento indica che il Consiglio federale non vede margini per restringere l’accesso a specialisti stranieri a un anno dalle elezioni federali di ottobre 2026. Partiti di destra hanno proposto di ridurre le quote del 10%, ma il governo preferisce mantenere la stabilità mentre permangono carenze di personale in ICT, sanità e ingegneria. Questa posizione potrebbe cambiare dopo le elezioni, quindi le aziende farebbero bene a sfruttare l’attuale prevedibilità per assicurarsi il personale critico finché possono.
Per i team di mobilità globale il messaggio è chiaro: il sistema di permessi svizzero, altamente selettivo ma trasparente, rimarrà stabile per almeno un altro anno, consentendo una pianificazione più precisa dei budget per le assegnazioni, il benchmarking salariale e i tempi di inserimento.
Fonte: VisaHQ Global Mobility News
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