
Il Ministero federale dell’Interno tedesco ha silenziosamente prorogato i controlli “temporanei” reintrodotti a settembre su tutti e nove i confini terrestri del Paese, pubblicando l’avviso di estensione sul Bundesanzeiger subito dopo Natale. La misura prevede che gli agenti della Bundespolizei continuino a effettuare controlli a campione sull’identità di auto, pullman e treni in ingresso da Austria, Repubblica Ceca, Polonia, Danimarca, Paesi Bassi, Lussemburgo, Francia e Svizzera almeno fino al 15 marzo 2026.
Il governo giustifica la proroga con la presenza di reti di contrabbando organizzate e un livello ancora elevato di movimenti secondari lungo la rotta balcanica. La ministra dell’Interno Nancy Faeser ha dichiarato che “le reti di traffico di esseri umani si adattano rapidamente e rappresentano una minaccia seria per l’ordine pubblico”. I critici – tra cui le Camere di Commercio tedesche – sostengono invece che rinnovi semestrali rischiano di normalizzare uno strumento d’emergenza e di minare il principio di libera circolazione previsto da Schengen.
Per i team di mobilità aziendale la decisione ha effetti immediati. I viaggiatori in arrivo via terra devono nuovamente prevedere tempi supplementari negli itinerari, mentre i lavoratori non UE che normalmente usano la carta di soggiorno anziché il passaporto sono invitati a portare entrambi i documenti per evitare rifiuti all’ingresso. I corrieri segnalano già ritardi fino a 45 minuti per camion, costi che ricadono sui mittenti.
Dal punto di vista legale, la proroga porta la Germania al limite massimo di sei mesi consentito dall’articolo 25 del Codice delle frontiere Schengen; ogni ulteriore rinnovo oltre metà marzo richiederà l’approvazione esplicita della Commissione Europea. Gli osservatori prevedono quindi un dibattito politico a inizio marzo: se gli arrivi irregolari continueranno a diminuire, Berlino potrebbe essere spinta a sospendere i controlli prima della stagione delle conferenze estive. Fino ad allora, i responsabili dei viaggi dovranno aggiornare le policy, ricordare ai pendolari transfrontalieri di portare il passaporto e assicurarsi che i certificati A1 siano disponibili in caso di controlli congiunti di ispettori del lavoro e polizia.
Le aziende dovrebbero inoltre monitorare eventuali misure reciproche da parte di altri Stati Schengen. L’Austria ha fatto sapere che potrebbe estendere i propri controlli al confine con la Slovenia se la Germania manterrà il regime, complicando ulteriormente gli itinerari su strada tra Europa centrale e meridionale.
Il governo giustifica la proroga con la presenza di reti di contrabbando organizzate e un livello ancora elevato di movimenti secondari lungo la rotta balcanica. La ministra dell’Interno Nancy Faeser ha dichiarato che “le reti di traffico di esseri umani si adattano rapidamente e rappresentano una minaccia seria per l’ordine pubblico”. I critici – tra cui le Camere di Commercio tedesche – sostengono invece che rinnovi semestrali rischiano di normalizzare uno strumento d’emergenza e di minare il principio di libera circolazione previsto da Schengen.
Per i team di mobilità aziendale la decisione ha effetti immediati. I viaggiatori in arrivo via terra devono nuovamente prevedere tempi supplementari negli itinerari, mentre i lavoratori non UE che normalmente usano la carta di soggiorno anziché il passaporto sono invitati a portare entrambi i documenti per evitare rifiuti all’ingresso. I corrieri segnalano già ritardi fino a 45 minuti per camion, costi che ricadono sui mittenti.
Dal punto di vista legale, la proroga porta la Germania al limite massimo di sei mesi consentito dall’articolo 25 del Codice delle frontiere Schengen; ogni ulteriore rinnovo oltre metà marzo richiederà l’approvazione esplicita della Commissione Europea. Gli osservatori prevedono quindi un dibattito politico a inizio marzo: se gli arrivi irregolari continueranno a diminuire, Berlino potrebbe essere spinta a sospendere i controlli prima della stagione delle conferenze estive. Fino ad allora, i responsabili dei viaggi dovranno aggiornare le policy, ricordare ai pendolari transfrontalieri di portare il passaporto e assicurarsi che i certificati A1 siano disponibili in caso di controlli congiunti di ispettori del lavoro e polizia.
Le aziende dovrebbero inoltre monitorare eventuali misure reciproche da parte di altri Stati Schengen. L’Austria ha fatto sapere che potrebbe estendere i propri controlli al confine con la Slovenia se la Germania manterrà il regime, complicando ulteriormente gli itinerari su strada tra Europa centrale e meridionale.
Fonte: VisaHQ Global Mobility News