
Il Ministero federale dell'Interno tedesco ha silenziosamente prorogato i controlli "temporanei" reintrodotti a settembre su tutti e nove i confini terrestri del Paese, pubblicando l'avviso di estensione sul Bundesanzeiger ufficiale il 26 dicembre. Questa decisione implica che gli agenti della Bundespolizei continueranno a effettuare controlli d'identità a campione su auto, autobus e treni in ingresso da Austria, Repubblica Ceca, Polonia, Danimarca, Paesi Bassi, Lussemburgo, Francia e Svizzera almeno fino al 15 marzo 2026. Berlino aveva ripristinato i controlli fissi tre mesi fa, in seguito a un aumento degli arrivi irregolari lungo la rotta balcanica e allo smantellamento di diverse reti di trafficanti di persone.
Per i responsabili della mobilità globale e dei viaggi, la decisione ha conseguenze operative immediate. I viaggiatori che arrivano via terra — anche per brevi spostamenti da Salisburgo o Amsterdam — devono nuovamente prevedere tempi extra per le ispezioni. Ai lavoratori non UE assegnati temporaneamente, che solitamente si affidano alle carte di soggiorno invece del passaporto, è fortemente consigliato di portare entrambi i documenti; gli agenti hanno ampia discrezionalità nel negare l’ingresso se l’identità non può essere verificata sul posto. I corrieri che trasportano merci di alto valore o urgenti attraverso Slesia e Brandeburgo segnalano già ritardi fino a 45 minuti per camion, costi che vengono trasferiti ai mittenti.
Dal punto di vista legale, la proroga porta la Germania al limite massimo di sei mesi tollerato dalla Commissione Europea per i controlli interni Schengen. Ai sensi dell’articolo 25 del Codice delle Frontiere Schengen, ogni ulteriore rinnovo dopo marzo richiederà l’approvazione esplicita di Bruxelles. La ministra dell’Interno Nancy Faeser ha difeso la decisione, sostenendo che "le reti di trafficanti di esseri umani si adattano rapidamente e rappresentano una minaccia seria per l’ordine pubblico". I critici — comprese le Camere di Commercio tedesche — avvertono che proroghe continue rischiano di normalizzare una misura pensata per crisi eccezionali e potrebbero erodere il principio fondamentale di Schengen, ovvero la libera circolazione senza attriti.
Nel breve termine, le aziende dovrebbero aggiornare le politiche di viaggio, consigliare a chi si sposta su strada o in treno di portare il passaporto e monitorare i margini di tempo per gli incontri transfrontalieri. I team di mobilità che gestiscono pendolari francesi o olandesi nel Reno potrebbero dover rivedere le indennità giornaliere e i calcoli delle ore lavorative. I datori di lavoro di lavoratori distaccati dovrebbero ricordare che i controlli a campione possono portare a segnalazioni all’ispettorato del lavoro; avere a disposizione certificati A1 e documentazione sul salario minimo tedesco è una prudente misura di mitigazione del rischio.
Guardando al futuro, molti osservatori prevedono che la questione tornerà a farsi sentire all’inizio di marzo, quando la Germania dovrà giustificare a Bruxelles ogni ulteriore rinnovo. Se gli arrivi irregolari continueranno a diminuire — come suggeriscono i dati preliminari di dicembre — si potrebbe tornare a confini completamente aperti in primavera, alleviando la pressione sui programmi di viaggio d’affari in tempo per la stagione delle conferenze estive.
Per i responsabili della mobilità globale e dei viaggi, la decisione ha conseguenze operative immediate. I viaggiatori che arrivano via terra — anche per brevi spostamenti da Salisburgo o Amsterdam — devono nuovamente prevedere tempi extra per le ispezioni. Ai lavoratori non UE assegnati temporaneamente, che solitamente si affidano alle carte di soggiorno invece del passaporto, è fortemente consigliato di portare entrambi i documenti; gli agenti hanno ampia discrezionalità nel negare l’ingresso se l’identità non può essere verificata sul posto. I corrieri che trasportano merci di alto valore o urgenti attraverso Slesia e Brandeburgo segnalano già ritardi fino a 45 minuti per camion, costi che vengono trasferiti ai mittenti.
Dal punto di vista legale, la proroga porta la Germania al limite massimo di sei mesi tollerato dalla Commissione Europea per i controlli interni Schengen. Ai sensi dell’articolo 25 del Codice delle Frontiere Schengen, ogni ulteriore rinnovo dopo marzo richiederà l’approvazione esplicita di Bruxelles. La ministra dell’Interno Nancy Faeser ha difeso la decisione, sostenendo che "le reti di trafficanti di esseri umani si adattano rapidamente e rappresentano una minaccia seria per l’ordine pubblico". I critici — comprese le Camere di Commercio tedesche — avvertono che proroghe continue rischiano di normalizzare una misura pensata per crisi eccezionali e potrebbero erodere il principio fondamentale di Schengen, ovvero la libera circolazione senza attriti.
Nel breve termine, le aziende dovrebbero aggiornare le politiche di viaggio, consigliare a chi si sposta su strada o in treno di portare il passaporto e monitorare i margini di tempo per gli incontri transfrontalieri. I team di mobilità che gestiscono pendolari francesi o olandesi nel Reno potrebbero dover rivedere le indennità giornaliere e i calcoli delle ore lavorative. I datori di lavoro di lavoratori distaccati dovrebbero ricordare che i controlli a campione possono portare a segnalazioni all’ispettorato del lavoro; avere a disposizione certificati A1 e documentazione sul salario minimo tedesco è una prudente misura di mitigazione del rischio.
Guardando al futuro, molti osservatori prevedono che la questione tornerà a farsi sentire all’inizio di marzo, quando la Germania dovrà giustificare a Bruxelles ogni ulteriore rinnovo. Se gli arrivi irregolari continueranno a diminuire — come suggeriscono i dati preliminari di dicembre — si potrebbe tornare a confini completamente aperti in primavera, alleviando la pressione sui programmi di viaggio d’affari in tempo per la stagione delle conferenze estive.
Fonte: VisaHQ Global Mobility News