
Reuters riporta che il ministero delle finanze indiano ha elaborato una proposta per abolire il regime di autorizzazione alla sicurezza che, dal conflitto nella valle di Galwan del 2020, ha di fatto escluso le aziende cinesi dalla partecipazione alle gare pubbliche. Il piano, ancora in attesa dell’approvazione dell’Ufficio del Primo Ministro, mira a sbloccare appalti per attrezzature energetiche e progetti infrastrutturali per un valore stimato di 700 miliardi di dollari.
Sebbene il tema principale sia commerciale, le implicazioni sulla mobilità sono immediate: Nuova Delhi ha infatti ripristinato silenziosamente i voli diretti con la Cina alla fine dello scorso anno e ha semplificato le procedure per i visti business destinati a ingegneri e dirigenti cinesi. Secondo fonti citate nella bozza, il tempo medio di elaborazione per i visti B-3 a ingressi multipli è passato da otto settimane a 15 giorni, a condizione che i richiedenti forniscano una lettera di riferimento progetto da un ministero indiano.
I grandi gruppi infrastrutturali hanno accolto con favore la prospettiva di una rinnovata concorrenza, mentre i produttori nazionali come BHEL hanno visto il valore delle azioni calare del 10% per timori di offerte cinesi più economiche. Gli esperti legali avvertono però che il quadro separato per il controllo degli investimenti diretti esteri (FDI), inasprito nel 2020, resta in vigore, quindi gli investimenti azionari cinesi continueranno a richiedere approvazione.
Se le restrizioni verranno formalmente rimosse, le aziende dovranno prepararsi a un aumento di tecnici cinesi in ingresso che necessiteranno di registrazioni FRRO, supporto con interpreti mandarino e conformità alle norme sanitarie Ayushman Bharat. I team acquisti sono invitati a rivedere i tempi delle gare, mentre le risorse umane dovranno verificare i processi di onboarding per il personale di progetto a breve termine proveniente dalla Cina.
Gli analisti regionali interpretano questa mossa come parte della strategia di copertura dell’India di fronte alle minacce tariffarie statunitensi; diversificando i fornitori, Nuova Delhi guadagna margine di manovra nelle attuali impasse negoziali con Washington.
Sebbene il tema principale sia commerciale, le implicazioni sulla mobilità sono immediate: Nuova Delhi ha infatti ripristinato silenziosamente i voli diretti con la Cina alla fine dello scorso anno e ha semplificato le procedure per i visti business destinati a ingegneri e dirigenti cinesi. Secondo fonti citate nella bozza, il tempo medio di elaborazione per i visti B-3 a ingressi multipli è passato da otto settimane a 15 giorni, a condizione che i richiedenti forniscano una lettera di riferimento progetto da un ministero indiano.
I grandi gruppi infrastrutturali hanno accolto con favore la prospettiva di una rinnovata concorrenza, mentre i produttori nazionali come BHEL hanno visto il valore delle azioni calare del 10% per timori di offerte cinesi più economiche. Gli esperti legali avvertono però che il quadro separato per il controllo degli investimenti diretti esteri (FDI), inasprito nel 2020, resta in vigore, quindi gli investimenti azionari cinesi continueranno a richiedere approvazione.
Se le restrizioni verranno formalmente rimosse, le aziende dovranno prepararsi a un aumento di tecnici cinesi in ingresso che necessiteranno di registrazioni FRRO, supporto con interpreti mandarino e conformità alle norme sanitarie Ayushman Bharat. I team acquisti sono invitati a rivedere i tempi delle gare, mentre le risorse umane dovranno verificare i processi di onboarding per il personale di progetto a breve termine proveniente dalla Cina.
Gli analisti regionali interpretano questa mossa come parte della strategia di copertura dell’India di fronte alle minacce tariffarie statunitensi; diversificando i fornitori, Nuova Delhi guadagna margine di manovra nelle attuali impasse negoziali con Washington.
Fonte: Reuters