
Parlando con la dpa il 13 gennaio, l’Ombudsperson della Polizia Federale Uli Grötsch ha criticato i controlli fissi e generalizzati della Germania su tutti e nove i confini terrestri, auspicando un passaggio a controlli “flessibili e basati sull’intelligence” che sfruttino il riconoscimento automatico delle targhe, droni e pattuglie mobili. Dal settembre 2024 la Bundespolizei ha istituito posti di blocco fissi su strade e ferrovie con Austria, Repubblica Ceca, Polonia, Svizzera e, più recentemente, Danimarca, Francia, Belgio, Lussemburgo e Paesi Bassi.
Grötsch ha riconosciuto che la politica – prorogata più volte dal Ministro dell’Interno Alexander Dobrindt – ha dimezzato gli ingressi irregolari rilevati (da 127.549 nel 2023 a 62.526 nel 2025), ma ha sottolineato che i posti di blocco standardizzati consumano risorse umane e creano difficoltà per gli agenti assegnati a cabine remote con servizi limitati. Ha citato il caso di Schirnding al confine con la Repubblica Ceca, dove il personale deve ancora utilizzare bagni mobili nonostante le condizioni invernali.
Dal punto di vista della mobilità aziendale, i controlli a campione obbligano i viaggiatori a portare con sé passaporto, prova di alloggio e, se necessario, documentazione dei fondi anche per itinerari intra-Schengen. Le aziende di logistica segnalano ritardi sulle rotte just-in-time, mentre i pendolari transfrontalieri lamentano rallentamenti imprevedibili che complicano la pianificazione lavorativa.
Le osservazioni di Grötsch saranno incorporate nel prossimo rapporto di valutazione del rischio che Berlino presenterà alla Commissione Europea a febbraio, necessario per giustificare la proroga dei controlli interni Schengen oltre la scadenza attuale del 15 marzo 2026. Le imprese chiedono tempi di preavviso più chiari, opzioni di pre-approvazione elettronica e procedure armonizzate lungo i nove confini tedeschi.
Sebbene una fine immediata dei controlli “non sia all’orizzonte”, ha detto Grötsch, un uso più intelligente della tecnologia potrebbe permettere agli agenti di colpire con maggiore precisione i contrabbandieri, alleggerendo al contempo la pressione sui viaggiatori legittimi – un’opinione condivisa dalle camere di commercio di Baviera e Sassonia, che considerano i controlli flessibili essenziali per la competitività regionale.
Grötsch ha riconosciuto che la politica – prorogata più volte dal Ministro dell’Interno Alexander Dobrindt – ha dimezzato gli ingressi irregolari rilevati (da 127.549 nel 2023 a 62.526 nel 2025), ma ha sottolineato che i posti di blocco standardizzati consumano risorse umane e creano difficoltà per gli agenti assegnati a cabine remote con servizi limitati. Ha citato il caso di Schirnding al confine con la Repubblica Ceca, dove il personale deve ancora utilizzare bagni mobili nonostante le condizioni invernali.
Dal punto di vista della mobilità aziendale, i controlli a campione obbligano i viaggiatori a portare con sé passaporto, prova di alloggio e, se necessario, documentazione dei fondi anche per itinerari intra-Schengen. Le aziende di logistica segnalano ritardi sulle rotte just-in-time, mentre i pendolari transfrontalieri lamentano rallentamenti imprevedibili che complicano la pianificazione lavorativa.
Le osservazioni di Grötsch saranno incorporate nel prossimo rapporto di valutazione del rischio che Berlino presenterà alla Commissione Europea a febbraio, necessario per giustificare la proroga dei controlli interni Schengen oltre la scadenza attuale del 15 marzo 2026. Le imprese chiedono tempi di preavviso più chiari, opzioni di pre-approvazione elettronica e procedure armonizzate lungo i nove confini tedeschi.
Sebbene una fine immediata dei controlli “non sia all’orizzonte”, ha detto Grötsch, un uso più intelligente della tecnologia potrebbe permettere agli agenti di colpire con maggiore precisione i contrabbandieri, alleggerendo al contempo la pressione sui viaggiatori legittimi – un’opinione condivisa dalle camere di commercio di Baviera e Sassonia, che considerano i controlli flessibili essenziali per la competitività regionale.
Fonte: DIE ZEIT / dpa
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