
In una retromarcia annunciata poco dopo la mezzanotte del 14 gennaio, il governo britannico ha confermato che la carta d’identità digitale, presentata quattro mesi fa, non sarà più un documento obbligatorio per i lavoratori. I ministri hanno ribadito l’impegno a mantenere i “controlli digitali obbligatori sul diritto al lavoro”, ma i datori di lavoro potranno verificare lo status con documenti alternativi come il chip del passaporto elettronico o il visto elettronico, invece della specifica carta d’identità digitale.
La retromarcia arriva dopo settimane di opposizione da parte dei deputati laburisti, dei gruppi per la tutela della privacy e delle associazioni imprenditoriali, che avevano criticato il progetto come affrettato e potenzialmente discriminatorio nei confronti dei lavoratori senza smartphone. Le agenzie di reclutamento hanno accolto con favore il cambio di rotta, sottolineando che il 70% delle piattaforme di conformità non aveva ancora integrato l’API prototipo della Digital ID del governo.
Per i team HR e mobility, il cambio di politica rappresenta una sfida immediata in termini di conformità. Al posto di un unico documento governativo, i datori di lavoro dovranno gestire un mosaico di app Digital ID, e-visti, passaporti biometrici e certificati cartacei, tutti validi come giustificativi legali contro sanzioni civili fino a 60.000 sterline per lavoratore irregolare. Sarà fondamentale rivedere i processi di onboarding e aggiornare la formazione del personale nel prossimo trimestre.
Il Ministero dell’Interno ha annunciato che a breve partirà una consultazione pubblica completa su un nuovo quadro Digital ID multimodale. Fino ad allora, le aziende dovrebbero conservare copie documentali o codici di condivisione governativi per ogni assunzione e monitorare eventuali ulteriori indicazioni. Gli avvocati specializzati in immigrazione invitano inoltre le imprese a rivedere le procedure di verifica del diritto all’affitto, legalmente collegate ai controlli sul lavoro e potenzialmente influenzate dalle stesse modifiche.
Sebbene presentata come una retromarcia, i funzionari assicurano che l’obiettivo del 2029 di una frontiera completamente digitale resta confermato. L’episodio evidenzia però quanto sia diventata politicamente delicata l’infrastruttura dell’identità nel Regno Unito post-Brexit e quanto rapidamente possano cambiare le regole sulla conformità alla mobilità.
La retromarcia arriva dopo settimane di opposizione da parte dei deputati laburisti, dei gruppi per la tutela della privacy e delle associazioni imprenditoriali, che avevano criticato il progetto come affrettato e potenzialmente discriminatorio nei confronti dei lavoratori senza smartphone. Le agenzie di reclutamento hanno accolto con favore il cambio di rotta, sottolineando che il 70% delle piattaforme di conformità non aveva ancora integrato l’API prototipo della Digital ID del governo.
Per i team HR e mobility, il cambio di politica rappresenta una sfida immediata in termini di conformità. Al posto di un unico documento governativo, i datori di lavoro dovranno gestire un mosaico di app Digital ID, e-visti, passaporti biometrici e certificati cartacei, tutti validi come giustificativi legali contro sanzioni civili fino a 60.000 sterline per lavoratore irregolare. Sarà fondamentale rivedere i processi di onboarding e aggiornare la formazione del personale nel prossimo trimestre.
Il Ministero dell’Interno ha annunciato che a breve partirà una consultazione pubblica completa su un nuovo quadro Digital ID multimodale. Fino ad allora, le aziende dovrebbero conservare copie documentali o codici di condivisione governativi per ogni assunzione e monitorare eventuali ulteriori indicazioni. Gli avvocati specializzati in immigrazione invitano inoltre le imprese a rivedere le procedure di verifica del diritto all’affitto, legalmente collegate ai controlli sul lavoro e potenzialmente influenzate dalle stesse modifiche.
Sebbene presentata come una retromarcia, i funzionari assicurano che l’obiettivo del 2029 di una frontiera completamente digitale resta confermato. L’episodio evidenzia però quanto sia diventata politicamente delicata l’infrastruttura dell’identità nel Regno Unito post-Brexit e quanto rapidamente possano cambiare le regole sulla conformità alla mobilità.
Fonte: Sky News
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