
Gli aeroporti austriaci si preparano alla seconda — e più problematica — fase del nuovo Sistema di Entrata-Uscita (EES) europeo, il database biometrico di frontiera che sostituisce il timbro manuale sul passaporto per i visitatori extra-UE. In una lettera datata 5 febbraio 2026, Airports Council International (ACI Europe) e l’associazione britannica ABTA hanno chiesto alla Commissione Europea di permettere alle guardie di frontiera di sospendere temporaneamente i requisiti EES durante i picchi di vacanze, qualora le code diventassero ingestibili. La richiesta arriva dopo segnalazioni di attese di due-tre ore a Madrid-Barajas e Roma-Fiumicino, nonostante solo il 35% dei passeggeri venga attualmente registrato. Dal 10 aprile, ogni cittadino di paesi terzi che entra o esce dall’area Schengen — Austria inclusa — dovrà fornire impronte digitali e un’immagine facciale al primo ingresso.
L’aeroporto internazionale di Vienna (VIE) ha completato lo scorso autunno l’installazione di 55 chioschi biometrici, ma fonti interne ammettono che la capacità di smaltimento è ancora ben al di sotto dei 25 passeggeri al minuto promessi dai fornitori. A differenza delle forze di frontiera in Spagna e Portogallo, la polizia austriaca ha finora resistito all’uso della clausola di emergenza per “spegnere” l’EES prevista dal regolamento, sostenendo che una disciplina rigorosa fin da subito eviterà disagi maggiori in futuro. Tuttavia, l’operatore a terra Celebi teme che i passeggeri in transito verso voli regionali dell’Europa orientale, dove i tempi minimi di connessione sono già stretti, possano perdere i loro collegamenti.
Per le aziende, il problema operativo è evidente: i viaggiatori d’affari provenienti da USA e Regno Unito, che spesso inseriscono incontri a Salisburgo o Linz tra un volo e l’altro, dovranno ora prevedere tempi di attesa più lunghi. I responsabili della mobilità del colosso dei semiconduttori Infineon hanno annunciato alla conferenza WirtschaftsWoche di questa settimana l’introduzione di una regola aziendale che impone almeno tre ore di scalo in tutti i gateway Schengen fino a fine agosto.
Gli esperti di diritto del lavoro segnalano un rischio secondario: secondo le norme UE sul tempo di lavoro, le ore trascorse in coda all’immigrazione potrebbero essere considerate tempo lavorativo per i dipendenti mobili, aumentando i costi per straordinari. Alcune aziende stanno quindi valutando di spostare i brevi viaggi europei su piattaforme virtuali fino a quando non si calmeranno le turbolenze post-lancio.
Guardando al futuro, il Ministero dell’Interno austriaco annuncia l’impiego di ulteriori 120 operatori a contratto negli aeroporti di Vienna, Salisburgo e Innsbruck tra aprile e ottobre per assistere i viaggiatori nell’uso dei chioschi e prevenire ingorghi che potrebbero ripercuotersi sui canali di arrivo Schengen-UE. Il ministero ha inoltre lasciato intendere che potrebbe unirsi alla Svezia nel testare un’app di preregistrazione tramite smartphone, qualora venissero rimossi gli ostacoli legali a livello UE. Fino ad allora, le aziende dovranno avvisare i propri collaboratori e dirigenti in visita: lo stereotipo della puntualità alpina potrebbe subire un rallentamento temporaneo questa estate.
L’aeroporto internazionale di Vienna (VIE) ha completato lo scorso autunno l’installazione di 55 chioschi biometrici, ma fonti interne ammettono che la capacità di smaltimento è ancora ben al di sotto dei 25 passeggeri al minuto promessi dai fornitori. A differenza delle forze di frontiera in Spagna e Portogallo, la polizia austriaca ha finora resistito all’uso della clausola di emergenza per “spegnere” l’EES prevista dal regolamento, sostenendo che una disciplina rigorosa fin da subito eviterà disagi maggiori in futuro. Tuttavia, l’operatore a terra Celebi teme che i passeggeri in transito verso voli regionali dell’Europa orientale, dove i tempi minimi di connessione sono già stretti, possano perdere i loro collegamenti.
Per le aziende, il problema operativo è evidente: i viaggiatori d’affari provenienti da USA e Regno Unito, che spesso inseriscono incontri a Salisburgo o Linz tra un volo e l’altro, dovranno ora prevedere tempi di attesa più lunghi. I responsabili della mobilità del colosso dei semiconduttori Infineon hanno annunciato alla conferenza WirtschaftsWoche di questa settimana l’introduzione di una regola aziendale che impone almeno tre ore di scalo in tutti i gateway Schengen fino a fine agosto.
Gli esperti di diritto del lavoro segnalano un rischio secondario: secondo le norme UE sul tempo di lavoro, le ore trascorse in coda all’immigrazione potrebbero essere considerate tempo lavorativo per i dipendenti mobili, aumentando i costi per straordinari. Alcune aziende stanno quindi valutando di spostare i brevi viaggi europei su piattaforme virtuali fino a quando non si calmeranno le turbolenze post-lancio.
Guardando al futuro, il Ministero dell’Interno austriaco annuncia l’impiego di ulteriori 120 operatori a contratto negli aeroporti di Vienna, Salisburgo e Innsbruck tra aprile e ottobre per assistere i viaggiatori nell’uso dei chioschi e prevenire ingorghi che potrebbero ripercuotersi sui canali di arrivo Schengen-UE. Il ministero ha inoltre lasciato intendere che potrebbe unirsi alla Svezia nel testare un’app di preregistrazione tramite smartphone, qualora venissero rimossi gli ostacoli legali a livello UE. Fino ad allora, le aziende dovranno avvisare i propri collaboratori e dirigenti in visita: lo stereotipo della puntualità alpina potrebbe subire un rallentamento temporaneo questa estate.
Fonte: The Guardian
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