
Il Bilancio dell’Unione dell’India 2026 ha introdotto silenziosamente uno degli incentivi più significativi degli ultimi anni per la mobilità globale: un’esenzione fiscale quinquennale sul reddito estero guadagnato da professionisti non residenti che visitano l’India nell’ambito di un programma governativo per la fornitura di servizi.
Secondo la proposta, che entrerà in vigore dall’anno fiscale 2027-28 una volta approvata dal Parlamento la Legge Finanziaria, i visitatori idonei non saranno tassati in India su salari, compensi da consulenza, bonus o redditi azionari che “maturano o derivano” da fonti estere per un periodo continuativo di cinque anni a partire dal primo anno di arrivo. I requisiti principali sono che l’individuo 1) sia stato non residente per cinque anni fiscali consecutivi immediatamente precedenti alla prima visita, e 2) sia impiegato in un programma notificato successivamente dal Central Board of Direct Taxes (CBDT) (si prevede che riguarderà programmi di trasferimento di competenze altamente specializzate, R&S e sviluppo di capacità simili al Tech.Pass di Singapore).
Contesto: fino ad ora, il regime fiscale personale indiano è stato uno degli ostacoli maggiori per le multinazionali che inviano talenti nel Paese. Sebbene il salario pagato in India fosse sempre tassabile, il reddito globale diventava spesso soggetto a tassazione una volta superate le soglie di presenza fisica di 120 o 182 giorni per la residenza fiscale, complicando i calcoli e scoraggiando molti potenziali assegnati.
Le implicazioni pratiche sono rilevanti. I responsabili della mobilità possono ora pianificare incarichi da tre a cinque anni senza attivare la tassazione indiana sul compenso percepito nel Paese d’origine, riducendo i costi aziendali fino al 25-30%. Per gli assegnati rotazionali con visite brevi multiple, il conteggio dell’esenzione parte dal primo viaggio, incentivando un impiego anticipato. I team fiscali dovranno però monitorare se il CBDT richiederà un meccanismo di registrazione o approvazione preventiva e se l’esenzione coprirà anche i redditi da stock option.
La reazione del settore è stata in gran parte positiva: Nasscom ha definito la misura “un punto di svolta per riportare i talenti tecnologici in patria”, mentre le società globali di staffing affermano che l’India si pone ora allo stesso livello di Dubai e Singapore come hub regionali a costi contenuti. Le aziende attendono comunque chiarimenti sull’applicabilità dell’agevolazione solo alle tasse federali o anche alle imposte professionali statali, e su come questa interagisca con i trattati fiscali indiani, in particolare le regole di collegamento per i residenti doppi.
Secondo la proposta, che entrerà in vigore dall’anno fiscale 2027-28 una volta approvata dal Parlamento la Legge Finanziaria, i visitatori idonei non saranno tassati in India su salari, compensi da consulenza, bonus o redditi azionari che “maturano o derivano” da fonti estere per un periodo continuativo di cinque anni a partire dal primo anno di arrivo. I requisiti principali sono che l’individuo 1) sia stato non residente per cinque anni fiscali consecutivi immediatamente precedenti alla prima visita, e 2) sia impiegato in un programma notificato successivamente dal Central Board of Direct Taxes (CBDT) (si prevede che riguarderà programmi di trasferimento di competenze altamente specializzate, R&S e sviluppo di capacità simili al Tech.Pass di Singapore).
Contesto: fino ad ora, il regime fiscale personale indiano è stato uno degli ostacoli maggiori per le multinazionali che inviano talenti nel Paese. Sebbene il salario pagato in India fosse sempre tassabile, il reddito globale diventava spesso soggetto a tassazione una volta superate le soglie di presenza fisica di 120 o 182 giorni per la residenza fiscale, complicando i calcoli e scoraggiando molti potenziali assegnati.
Le implicazioni pratiche sono rilevanti. I responsabili della mobilità possono ora pianificare incarichi da tre a cinque anni senza attivare la tassazione indiana sul compenso percepito nel Paese d’origine, riducendo i costi aziendali fino al 25-30%. Per gli assegnati rotazionali con visite brevi multiple, il conteggio dell’esenzione parte dal primo viaggio, incentivando un impiego anticipato. I team fiscali dovranno però monitorare se il CBDT richiederà un meccanismo di registrazione o approvazione preventiva e se l’esenzione coprirà anche i redditi da stock option.
La reazione del settore è stata in gran parte positiva: Nasscom ha definito la misura “un punto di svolta per riportare i talenti tecnologici in patria”, mentre le società globali di staffing affermano che l’India si pone ora allo stesso livello di Dubai e Singapore come hub regionali a costi contenuti. Le aziende attendono comunque chiarimenti sull’applicabilità dell’agevolazione solo alle tasse federali o anche alle imposte professionali statali, e su come questa interagisca con i trattati fiscali indiani, in particolare le regole di collegamento per i residenti doppi.
Fonte: The Economic Times
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