
La Polonia ha inaugurato una nuova fase nella gestione delle frontiere marittime con l’entrata in vigore della cosiddetta legge “Safe Baltic” l’8 febbraio 2026. Firmata dal Presidente Karol Nawrocki a gennaio e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale la scorsa settimana, la normativa amplia il mandato legale della Marina polacca, della Guardia di Frontiera e delle unità di polizia, consentendo loro di operare oltre le 12 miglia nautiche di mare territoriale e di impiegare la forza — fino all’uso di armi da fuoco — per proteggere infrastrutture critiche o in situazioni di legittima difesa.
Sebbene sia stata redatta in risposta all’aumento delle minacce ibride nel Mar Baltico, la legge ha implicazioni immediate per gli operatori commerciali. Grandi aziende energetiche come Orlen (gestore del gasdotto Baltic Pipe e di diverse piattaforme offshore) da tempo denunciano incursioni di droni e imbarcazioni vicino a infrastrutture di alto valore. Le nuove regole permettono ai comandanti navali di ispezionare più rapidamente imbarcazioni sospette e di coordinare la copertura antiaerea con gli alleati NATO, riducendo i tempi di reazione da ore a minuti.
Per i responsabili della mobilità globale, l’effetto più tangibile riguarda l’aumento delle ispezioni a bordo di navi di rifornimento, imbarcazioni di lavoro e navi da rilevamento che operano su progetti offshore. Le autorità polacche dichiarano che gli elenchi dell’equipaggio saranno verificati in tempo reale con il Sistema di Entrata/Uscita dell’UE (EES) e che i tecnici esenti da Schengen, inviati per riparazioni urgenti, dovranno ora essere muniti di lettere da parte dei titolari delle licenze che attestino la natura “critica” del loro lavoro. Le aziende che gestiscono rotazioni attraverso i porti di Danzica o Gdynia devono quindi aspettarsi controlli a campione e prevedere un extra di 30–45 minuti per le procedure di sdoganamento.
Studi legali di Varsavia sottolineano che la “Safe Baltic” modifica anche la legge del 1991 sulla Guardia di Frontiera, conferendo agli agenti poteri più ampi per raccogliere dati biometrici dai marittimi stranieri e per emettere decisioni di rifiuto d’ingresso immediato in caso di documentazione incompleta. Pur sottolineando che le modifiche mirano a rischi di sicurezza e non ai lavoratori legittimi, gli esperti consigliano ai gestori delle navi di verificare attentamente che le esenzioni dai visti a breve termine — ad esempio per cittadini britannici o statunitensi a bordo — siano correttamente registrate nei manifesti dell’equipaggio.
A medio termine, gli operatori del business travel accolgono con favore la chiarezza fornita dalla legge. “Finalmente abbiamo uno strumento giuridico unico che definisce la catena di comando in situazioni miste civili-militari in mare,” afferma Małgorzata Kowal, responsabile della compliance mobilità presso un importante appaltatore ingegneristico. “Questa prevedibilità ci aiuta a informare equipaggi, assicuratori e partner della supply chain e dovrebbe, in ultima analisi, accelerare i progetti offshore anziché rallentarli.”
Sebbene sia stata redatta in risposta all’aumento delle minacce ibride nel Mar Baltico, la legge ha implicazioni immediate per gli operatori commerciali. Grandi aziende energetiche come Orlen (gestore del gasdotto Baltic Pipe e di diverse piattaforme offshore) da tempo denunciano incursioni di droni e imbarcazioni vicino a infrastrutture di alto valore. Le nuove regole permettono ai comandanti navali di ispezionare più rapidamente imbarcazioni sospette e di coordinare la copertura antiaerea con gli alleati NATO, riducendo i tempi di reazione da ore a minuti.
Per i responsabili della mobilità globale, l’effetto più tangibile riguarda l’aumento delle ispezioni a bordo di navi di rifornimento, imbarcazioni di lavoro e navi da rilevamento che operano su progetti offshore. Le autorità polacche dichiarano che gli elenchi dell’equipaggio saranno verificati in tempo reale con il Sistema di Entrata/Uscita dell’UE (EES) e che i tecnici esenti da Schengen, inviati per riparazioni urgenti, dovranno ora essere muniti di lettere da parte dei titolari delle licenze che attestino la natura “critica” del loro lavoro. Le aziende che gestiscono rotazioni attraverso i porti di Danzica o Gdynia devono quindi aspettarsi controlli a campione e prevedere un extra di 30–45 minuti per le procedure di sdoganamento.
Studi legali di Varsavia sottolineano che la “Safe Baltic” modifica anche la legge del 1991 sulla Guardia di Frontiera, conferendo agli agenti poteri più ampi per raccogliere dati biometrici dai marittimi stranieri e per emettere decisioni di rifiuto d’ingresso immediato in caso di documentazione incompleta. Pur sottolineando che le modifiche mirano a rischi di sicurezza e non ai lavoratori legittimi, gli esperti consigliano ai gestori delle navi di verificare attentamente che le esenzioni dai visti a breve termine — ad esempio per cittadini britannici o statunitensi a bordo — siano correttamente registrate nei manifesti dell’equipaggio.
A medio termine, gli operatori del business travel accolgono con favore la chiarezza fornita dalla legge. “Finalmente abbiamo uno strumento giuridico unico che definisce la catena di comando in situazioni miste civili-militari in mare,” afferma Małgorzata Kowal, responsabile della compliance mobilità presso un importante appaltatore ingegneristico. “Questa prevedibilità ci aiuta a informare equipaggi, assicuratori e partner della supply chain e dovrebbe, in ultima analisi, accelerare i progetti offshore anziché rallentarli.”
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