
Il governo di coalizione finlandese, formato da quattro partiti, ha compiuto un ulteriore passo nel suo ampio programma di riforma dell’immigrazione e della sicurezza sociale. Il 17 febbraio 2026, il Ministero degli Affari Sociali e della Salute ha confermato l’introduzione di un requisito di residenza di tre anni per i genitori che desiderano usufruire dell’assegno per l’assistenza domiciliare (kotihoidontuki) restando a casa con un bambino sotto i tre anni.
Secondo il disegno di legge, sarà escluso solo il genitore che ha vissuto in Finlandia per meno di tre anni dopo i 16 anni di età; il partner finlandese o con permesso di soggiorno permanente manterrà il diritto al beneficio. Il periodo trascorso in un altro paese dell’UE/SEE o in Svizzera sarà conteggiato ai fini del requisito dei tre anni, permettendo così a molti lavoratori mobili di qualificarsi prima.
La riforma, definita dal governo come un “modello alla norvegese”, sarà presentata al Parlamento questa primavera e, se approvata, entrerà in vigore il 1° luglio 2026, applicandosi solo alle famiglie che arriveranno dopo tale data. Il governo sostiene che legare i benefici familiari a un periodo minimo di residenza migliorerà l’integrazione nel mercato del lavoro e limiterà quella che la ministra delle Finanze Riikka Purra definisce “migrazione assistenziale”. I critici, tra cui diversi deputati del Partito Popolare Svedese e dei Verdi all’opposizione, avvertono che la misura rischia di creare disparità di trattamento all’interno della stessa famiglia e potrebbe entrare in conflitto con le disposizioni costituzionali sul diritto alla sussistenza di base.
Per i responsabili della mobilità internazionale, la proposta rappresenta un monito: i benefici familiari nei paesi nordici, un tempo automaticamente garantiti agli espatriati, stanno diventando più condizionati. Le aziende che invieranno personale in Finlandia dopo metà 2026 dovranno prevedere una possibile perdita fino a 375 euro al mese — l’attuale massimo dell’assegno per l’assistenza domiciliare — e assicurarsi che i dipendenti comprendano che solo il tempo effettivamente trascorso nell’Area Economica Europea conta ai fini dell’ammissibilità. Potrebbe essere necessario rivedere le politiche di assegnazione che integrano i benefici familiari locali.
Il cambiamento segnala anche una tendenza più ampia nella politica finlandese: differenziare i diritti alla sicurezza sociale tra nuovi arrivati e residenti di lungo periodo, pur restando all’interno delle regole di libera circolazione dell’UE. Con ulteriori riforme in discussione per l’assicurazione contro la disoccupazione e i sussidi abitativi, i consulenti per l’immigrazione prevedono un quadro normativo più complesso, dove il conteggio dei giorni di presenza fisica sarà rilevante non solo per tasse e permessi di soggiorno, ma anche per l’accesso ai programmi sociali.
Secondo il disegno di legge, sarà escluso solo il genitore che ha vissuto in Finlandia per meno di tre anni dopo i 16 anni di età; il partner finlandese o con permesso di soggiorno permanente manterrà il diritto al beneficio. Il periodo trascorso in un altro paese dell’UE/SEE o in Svizzera sarà conteggiato ai fini del requisito dei tre anni, permettendo così a molti lavoratori mobili di qualificarsi prima.
La riforma, definita dal governo come un “modello alla norvegese”, sarà presentata al Parlamento questa primavera e, se approvata, entrerà in vigore il 1° luglio 2026, applicandosi solo alle famiglie che arriveranno dopo tale data. Il governo sostiene che legare i benefici familiari a un periodo minimo di residenza migliorerà l’integrazione nel mercato del lavoro e limiterà quella che la ministra delle Finanze Riikka Purra definisce “migrazione assistenziale”. I critici, tra cui diversi deputati del Partito Popolare Svedese e dei Verdi all’opposizione, avvertono che la misura rischia di creare disparità di trattamento all’interno della stessa famiglia e potrebbe entrare in conflitto con le disposizioni costituzionali sul diritto alla sussistenza di base.
Per i responsabili della mobilità internazionale, la proposta rappresenta un monito: i benefici familiari nei paesi nordici, un tempo automaticamente garantiti agli espatriati, stanno diventando più condizionati. Le aziende che invieranno personale in Finlandia dopo metà 2026 dovranno prevedere una possibile perdita fino a 375 euro al mese — l’attuale massimo dell’assegno per l’assistenza domiciliare — e assicurarsi che i dipendenti comprendano che solo il tempo effettivamente trascorso nell’Area Economica Europea conta ai fini dell’ammissibilità. Potrebbe essere necessario rivedere le politiche di assegnazione che integrano i benefici familiari locali.
Il cambiamento segnala anche una tendenza più ampia nella politica finlandese: differenziare i diritti alla sicurezza sociale tra nuovi arrivati e residenti di lungo periodo, pur restando all’interno delle regole di libera circolazione dell’UE. Con ulteriori riforme in discussione per l’assicurazione contro la disoccupazione e i sussidi abitativi, i consulenti per l’immigrazione prevedono un quadro normativo più complesso, dove il conteggio dei giorni di presenza fisica sarà rilevante non solo per tasse e permessi di soggiorno, ma anche per l’accesso ai programmi sociali.
Fonte: Helsinki Times
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