
Il Ministero dell'Interno tedesco ha formalmente comunicato alla Commissione Europea che i controlli d’identità a tutti i valichi terrestri con la Francia e gli altri Paesi Schengen confinanti resteranno in vigore per altri sei mesi oltre il 15 marzo 2026. La decisione, confermata il 19 febbraio dal quotidiano francofono The Connexion, estende un regime introdotto per la prima volta a settembre 2024 in risposta a un aumento dei flussi migratori irregolari attraverso i Balcani e il Mediterraneo centrale.
Dall’introduzione dei controlli, la polizia tedesca ha intercettato oltre 67.000 ingressi non autorizzati e ha negato l’accesso a 46.000 persone. Parallelamente, le domande di asilo sono diminuite della metà rispetto all’anno precedente, scendendo a 7.649 a gennaio 2026, secondo l’Ufficio federale per la migrazione e i rifugiati (BAMF). Le autorità sostengono quindi che i controlli rimangono “efficaci e necessari”.
Per i pendolari transfrontalieri e i viaggiatori d’affari, l’estensione implica l’obbligo di portare con sé passaporti o carte d’identità nazionali, mentre i cittadini non UE devono essere pronti a esibire i visti di soggiorno per eventuali controlli a campione. Le aziende di logistica che operano lungo i trafficatissimi corridoi A5 (Basel–Francoforte) e A35 (Alsazia) segnalano ritardi medi di 15-25 minuti per camion durante le ore diurne, con un costo stimato di 4 milioni di euro al mese in perdita di produttività.
I responsabili dei viaggi aziendali dovrebbero informare il personale che le autorità potrebbero anche verificare i limiti di permanenza nel territorio Schengen fino all’entrata in vigore obbligatoria, ad aprile, del nuovo Sistema biometrico di Entrata/Uscita (EES). Airports Council International Europe ha avvertito che l’accoppiamento dell’EES con i controlli terrestri potrebbe generare “doppie code” se gli Stati membri non coordinano adeguatamente il personale.
Sebbene la Francia mantenga misure simili almeno fino al 30 aprile 2026, Parigi dovrebbe chiedere un’estensione parallela, rendendo improbabile una soluzione coordinata a livello UE prima dell’autunno.
Dall’introduzione dei controlli, la polizia tedesca ha intercettato oltre 67.000 ingressi non autorizzati e ha negato l’accesso a 46.000 persone. Parallelamente, le domande di asilo sono diminuite della metà rispetto all’anno precedente, scendendo a 7.649 a gennaio 2026, secondo l’Ufficio federale per la migrazione e i rifugiati (BAMF). Le autorità sostengono quindi che i controlli rimangono “efficaci e necessari”.
Per i pendolari transfrontalieri e i viaggiatori d’affari, l’estensione implica l’obbligo di portare con sé passaporti o carte d’identità nazionali, mentre i cittadini non UE devono essere pronti a esibire i visti di soggiorno per eventuali controlli a campione. Le aziende di logistica che operano lungo i trafficatissimi corridoi A5 (Basel–Francoforte) e A35 (Alsazia) segnalano ritardi medi di 15-25 minuti per camion durante le ore diurne, con un costo stimato di 4 milioni di euro al mese in perdita di produttività.
I responsabili dei viaggi aziendali dovrebbero informare il personale che le autorità potrebbero anche verificare i limiti di permanenza nel territorio Schengen fino all’entrata in vigore obbligatoria, ad aprile, del nuovo Sistema biometrico di Entrata/Uscita (EES). Airports Council International Europe ha avvertito che l’accoppiamento dell’EES con i controlli terrestri potrebbe generare “doppie code” se gli Stati membri non coordinano adeguatamente il personale.
Sebbene la Francia mantenga misure simili almeno fino al 30 aprile 2026, Parigi dovrebbe chiedere un’estensione parallela, rendendo improbabile una soluzione coordinata a livello UE prima dell’autunno.
Fonte: The Connexion
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