
La Spagna è sull’orlo della sua più grande sanatoria per l’immigrazione degli ultimi vent’anni. Secondo una bozza visionata da La Razón, il Consiglio dei Ministri voterà martedì 14 aprile un Decreto Reale che aprirà una via rapida per il permesso di soggiorno ai cittadini stranieri in grado di dimostrare di essere già presenti nel paese prima del 31 dicembre 2025 e di aver vissuto in Spagna per almeno cinque mesi. Fonti governative stimano che la misura potrebbe beneficiare “poco più di mezzo milione” di persone, molte delle quali attualmente impiegate nell’economia sommersa senza copertura previdenziale.
La proposta, promossa dal partner di coalizione di sinistra Podemos e ispirata alla regolarizzazione Zapatero del 2005, va però oltre in un aspetto cruciale: i richiedenti non dovranno presentare un contratto di lavoro al momento della domanda iniziale. Il Ministero dell’Inclusione, della Sicurezza Sociale e della Migrazione intende infatti rilasciare un’autorizzazione di soggiorno di un anno, convertibile successivamente in un permesso di lavoro standard una volta trovato un impiego. Secondo i funzionari, eliminare l’obbligo di un’offerta di lavoro eviterà gli abusi dei meccanismi “pay-to-hire” che hanno prosperato durante le precedenti sanatorie e permetterà ai nuovi arrivati di entrare più rapidamente nel mercato del lavoro formale.
Se approvato, il decreto riformerà anche il sistema di arraigo basato sulle radici familiari, accorciando alcuni periodi di qualificazione e riconoscendo l’iscrizione a corsi di formazione professionale come prova di integrazione sociale. Sostenitori della riforma — dalle parrocchie cattoliche alle grandi ONG — la definiscono una risposta umana ai lunghi ritardi nelle pratiche d’asilo e all’esplosione degli arrivi irregolari, mentre le associazioni datoriali vedono un’opportunità per alleviare la cronica carenza di manodopera in settori come l’ospitalità, l’agricoltura e l’assistenza agli anziani.
I critici, guidati dal conservatore Partido Popular e dall’estrema destra di Vox, sostengono che la misura creerà un “fattore di attrazione” per l’immigrazione irregolare e aumenterà la pressione su alloggi e servizi pubblici. Hanno chiesto che il decreto venga discusso in Parlamento; il governo invece ritiene che le circostanze sociali straordinarie giustifichino l’approvazione tramite Decreto Reale.
Per i responsabili della mobilità globale le implicazioni sono rilevanti. Le multinazionali con grandi forze lavoro temporanee o stagionali in Spagna potrebbero accedere a un ampio bacino di talenti appena autorizzati, ma dovranno anche aggiornare le procedure di conformità: una volta che i beneficiari passeranno ai permessi di lavoro regolari, si applicheranno le normali trattenute salariali e gli obblighi previdenziali. Le aziende dovrebbero verificare i subappaltatori per assicurarsi che la transizione dei lavoratori avvenga correttamente ed evitare sanzioni al termine del periodo di tolleranza.
La proposta, promossa dal partner di coalizione di sinistra Podemos e ispirata alla regolarizzazione Zapatero del 2005, va però oltre in un aspetto cruciale: i richiedenti non dovranno presentare un contratto di lavoro al momento della domanda iniziale. Il Ministero dell’Inclusione, della Sicurezza Sociale e della Migrazione intende infatti rilasciare un’autorizzazione di soggiorno di un anno, convertibile successivamente in un permesso di lavoro standard una volta trovato un impiego. Secondo i funzionari, eliminare l’obbligo di un’offerta di lavoro eviterà gli abusi dei meccanismi “pay-to-hire” che hanno prosperato durante le precedenti sanatorie e permetterà ai nuovi arrivati di entrare più rapidamente nel mercato del lavoro formale.
Se approvato, il decreto riformerà anche il sistema di arraigo basato sulle radici familiari, accorciando alcuni periodi di qualificazione e riconoscendo l’iscrizione a corsi di formazione professionale come prova di integrazione sociale. Sostenitori della riforma — dalle parrocchie cattoliche alle grandi ONG — la definiscono una risposta umana ai lunghi ritardi nelle pratiche d’asilo e all’esplosione degli arrivi irregolari, mentre le associazioni datoriali vedono un’opportunità per alleviare la cronica carenza di manodopera in settori come l’ospitalità, l’agricoltura e l’assistenza agli anziani.
I critici, guidati dal conservatore Partido Popular e dall’estrema destra di Vox, sostengono che la misura creerà un “fattore di attrazione” per l’immigrazione irregolare e aumenterà la pressione su alloggi e servizi pubblici. Hanno chiesto che il decreto venga discusso in Parlamento; il governo invece ritiene che le circostanze sociali straordinarie giustifichino l’approvazione tramite Decreto Reale.
Per i responsabili della mobilità globale le implicazioni sono rilevanti. Le multinazionali con grandi forze lavoro temporanee o stagionali in Spagna potrebbero accedere a un ampio bacino di talenti appena autorizzati, ma dovranno anche aggiornare le procedure di conformità: una volta che i beneficiari passeranno ai permessi di lavoro regolari, si applicheranno le normali trattenute salariali e gli obblighi previdenziali. Le aziende dovrebbero verificare i subappaltatori per assicurarsi che la transizione dei lavoratori avvenga correttamente ed evitare sanzioni al termine del periodo di tolleranza.
Fonte: La Razón
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