
Appena una settimana dopo l’attivazione del tanto atteso Sistema di Entrata/Uscita (EES) dell’Unione Europea, gli aeroporti svizzeri stanno sperimentando i disagi legati a questo grande aggiornamento biometrico. Zurigo, Ginevra e Basilea-Mulhouse hanno registrato code nei varchi dedicati ai viaggiatori extra-UE/SEE martedì e mercoledì, a causa delle difficoltà del nuovo sistema – che acquisisce l’immagine del volto, quattro impronte digitali e i dati del passaporto al primo ingresso – nel gestire i picchi di traffico pre-pasquale.
Secondo le regole di Schengen, la Svizzera deve applicare l’EES esattamente come i Paesi UE confinanti. Ciò significa che ogni visitatore proveniente da Regno Unito, Stati Uniti, Canada, India, Cina e decine di altri Paesi esenti da visto deve ora completare una registrazione biometrica una tantum al primo varco di frontiera. Il processo, pensato per sostituire la timbratura manuale del passaporto e rafforzare il controllo delle permanenze oltre il consentito, richiede però in pratica dai tre ai cinque minuti a persona, molto più dei 70 secondi medi dichiarati dalla Commissione Europea.
L’Airports Council International (ACI) ha riferito al Guardian che nel weekend si sono registrate code fino a tre ore in Francia, Germania, Spagna e Grecia. Le società di gestione a terra svizzere confermano ritardi simili al Dock E di Zurigo, area non Schengen, dove mercoledì il personale è stato aumentato del 20% per accelerare il flusso. L’aeroporto di Ginevra ha invitato i viaggiatori a presentarsi “almeno quattro ore prima della partenza” se devono effettuare la registrazione, mentre Basilea-Mulhouse ha prolungato gli orari di apertura del punto di controllo nel settore francese.
Per i responsabili della mobilità aziendale le conseguenze sono immediate. Le aziende svizzere che organizzano corsi di formazione o riunioni con voli in arrivo devono ora prevedere ampi margini di tempo negli itinerari; le coincidenze perse all’interno dell’area Schengen non saranno più riprenotate gratuitamente. I team HR consigliano inoltre ai nuovi espatriati di portare con sé la prova di residenza (permesso di soggiorno svizzero, carta di legittimazione o carte de séjour) per poter utilizzare i più rapidi varchi elettronici UE/AELE al ritorno dai viaggi di lavoro.
Sul lungo termine, le autorità svizzere assicurano che il disagio sarà temporaneo. Prima del picco estivo sono previsti ulteriori chioschi self-service, e Berna sta negoziando con Bruxelles la possibilità di sospendere temporaneamente la piena applicazione dell’EES in caso di congestioni gravi. Fino ad allora, però, il primo vero test sul campo del nuovo confine digitale europeo ricorda al personale internazionale che, anche nella super efficiente Svizzera, l’introduzione di tecnologie per l’immigrazione raramente procede senza intoppi.
Secondo le regole di Schengen, la Svizzera deve applicare l’EES esattamente come i Paesi UE confinanti. Ciò significa che ogni visitatore proveniente da Regno Unito, Stati Uniti, Canada, India, Cina e decine di altri Paesi esenti da visto deve ora completare una registrazione biometrica una tantum al primo varco di frontiera. Il processo, pensato per sostituire la timbratura manuale del passaporto e rafforzare il controllo delle permanenze oltre il consentito, richiede però in pratica dai tre ai cinque minuti a persona, molto più dei 70 secondi medi dichiarati dalla Commissione Europea.
L’Airports Council International (ACI) ha riferito al Guardian che nel weekend si sono registrate code fino a tre ore in Francia, Germania, Spagna e Grecia. Le società di gestione a terra svizzere confermano ritardi simili al Dock E di Zurigo, area non Schengen, dove mercoledì il personale è stato aumentato del 20% per accelerare il flusso. L’aeroporto di Ginevra ha invitato i viaggiatori a presentarsi “almeno quattro ore prima della partenza” se devono effettuare la registrazione, mentre Basilea-Mulhouse ha prolungato gli orari di apertura del punto di controllo nel settore francese.
Per i responsabili della mobilità aziendale le conseguenze sono immediate. Le aziende svizzere che organizzano corsi di formazione o riunioni con voli in arrivo devono ora prevedere ampi margini di tempo negli itinerari; le coincidenze perse all’interno dell’area Schengen non saranno più riprenotate gratuitamente. I team HR consigliano inoltre ai nuovi espatriati di portare con sé la prova di residenza (permesso di soggiorno svizzero, carta di legittimazione o carte de séjour) per poter utilizzare i più rapidi varchi elettronici UE/AELE al ritorno dai viaggi di lavoro.
Sul lungo termine, le autorità svizzere assicurano che il disagio sarà temporaneo. Prima del picco estivo sono previsti ulteriori chioschi self-service, e Berna sta negoziando con Bruxelles la possibilità di sospendere temporaneamente la piena applicazione dell’EES in caso di congestioni gravi. Fino ad allora, però, il primo vero test sul campo del nuovo confine digitale europeo ricorda al personale internazionale che, anche nella super efficiente Svizzera, l’introduzione di tecnologie per l’immigrazione raramente procede senza intoppi.
Fonte: The Guardian
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