
Una modifica all’articolo L424-3 del Codice Doganale francese del 2026 è entrata in vigore silenziosamente il 1° maggio, consentendo a polizia e doganieri di controllare passaporti e permessi di soggiorno fino al primo casello autostradale, anche quando questo si trova oltre la tradizionale “zona di frontiera” Schengen di 20 chilometri. In precedenza, i controlli d’identità all’interno del territorio erano limitati a 20 km dal confine; la nuova norma estende questa possibilità lungo specifici corridoi autostradali designati da un decreto ministeriale congiunto.
La misura fa parte di un più ampio inasprimento dei controlli interni Schengen in Francia, reintrodotti progressivamente dal 2015 a seguito degli attentati terroristici. Per le aziende di trasporto merci su strada e per gli operatori di navette aziendali, l’effetto pratico è che i controlli a campione possono ora avvenire in aree di sosta e caselli autostradali precedentemente considerati “sicuri” rispetto ai controlli sull’immigrazione. I conducenti che trasportano personale non UE in missione temporanea devono avere con sé passaporti originali, visti o carte di soggiorno, mentre i datori di lavoro sono invitati a rivedere le clausole contrattuali relative ai tempi di trattenimento.
Le ONG per i diritti umani hanno criticato la riforma, sostenendo che essa normalizza i controlli interni alle frontiere e rischia di favorire il profiling etnico. Il Ministero dell’Interno replica che i caselli autostradali rappresentano punti logici di controllo per contrastare le reti di contrabbando tra Belgio, Spagna e Italia, e assicura che i controlli saranno sempre basati su valutazioni di rischio.
Gli esperti legali sottolineano che il mancato possesso di documenti validi durante un controllo nella zona estesa può comportare il trattenimento amministrativo immediato e sanzioni fino a 3.750 euro per il datore di lavoro. Le aziende con linee navetta da Lussemburgo o Germania verso strutture nell’est della Francia sono quindi invitate a verificare le liste passeggeri e rafforzare le procedure di controllo documentale prima dell’imbarco.
Sebbene la norma sia valida su tutto il territorio nazionale, gli operatori del trasporto prevedono un’applicazione iniziale lungo i corridoi A8 (Nizza–Italia), A2 (Belgio–Parigi) e A9 (Spagna–Montpellier), arterie chiave per i pendolari transfrontalieri ad alto volume. Le imprese dovranno monitorare i prossimi decreti ministeriali che elencheranno i caselli esatti dove si applicheranno i controlli estesi.
La misura fa parte di un più ampio inasprimento dei controlli interni Schengen in Francia, reintrodotti progressivamente dal 2015 a seguito degli attentati terroristici. Per le aziende di trasporto merci su strada e per gli operatori di navette aziendali, l’effetto pratico è che i controlli a campione possono ora avvenire in aree di sosta e caselli autostradali precedentemente considerati “sicuri” rispetto ai controlli sull’immigrazione. I conducenti che trasportano personale non UE in missione temporanea devono avere con sé passaporti originali, visti o carte di soggiorno, mentre i datori di lavoro sono invitati a rivedere le clausole contrattuali relative ai tempi di trattenimento.
Le ONG per i diritti umani hanno criticato la riforma, sostenendo che essa normalizza i controlli interni alle frontiere e rischia di favorire il profiling etnico. Il Ministero dell’Interno replica che i caselli autostradali rappresentano punti logici di controllo per contrastare le reti di contrabbando tra Belgio, Spagna e Italia, e assicura che i controlli saranno sempre basati su valutazioni di rischio.
Gli esperti legali sottolineano che il mancato possesso di documenti validi durante un controllo nella zona estesa può comportare il trattenimento amministrativo immediato e sanzioni fino a 3.750 euro per il datore di lavoro. Le aziende con linee navetta da Lussemburgo o Germania verso strutture nell’est della Francia sono quindi invitate a verificare le liste passeggeri e rafforzare le procedure di controllo documentale prima dell’imbarco.
Sebbene la norma sia valida su tutto il territorio nazionale, gli operatori del trasporto prevedono un’applicazione iniziale lungo i corridoi A8 (Nizza–Italia), A2 (Belgio–Parigi) e A9 (Spagna–Montpellier), arterie chiave per i pendolari transfrontalieri ad alto volume. Le imprese dovranno monitorare i prossimi decreti ministeriali che elencheranno i caselli esatti dove si applicheranno i controlli estesi.
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