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Lavoro non autorizzato in passato ora comporta divieti di ingresso in Germania fino a sei mesi, avverte Fragomen

mag 15, 2026
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Lavoro non autorizzato in passato ora comporta divieti di ingresso in Germania fino a sei mesi, avverte Fragomen
In un avviso ai clienti del 14 maggio 2026, lo studio legale internazionale Fragomen segnala che i consolati tedeschi stanno sempre più spesso rifiutando i visti e registrando formali obiezioni di rientro quando scoprono che un richiedente ha svolto attività lavorative non autorizzate durante precedenti soggiorni brevi. Questa pratica impedisce di fatto l’ingresso in Germania per sei mesi e non si limita ai casi già sanzionati all’epoca; i funzionari consolari stanno infatti esaminando retrospettivamente i dati relativi agli spostamenti. L’allerta è particolarmente rilevante per le multinazionali che inviano regolarmente personale in Germania con visti business Schengen. Secondo la normativa tedesca, i visitatori d’affari possono negoziare contratti, partecipare a riunioni o supervisionare progetti, ma attività che generano valore “produttivo” — come assistenza tecnica, programmazione o lavoro da remoto — richiedono un permesso di soggiorno. Quando i consolati accertano, anche a distanza di anni, che questi limiti sono stati superati, le future domande di visto del dipendente vengono respinte ai sensi del § 5 (1) 2–3 della Legge sul soggiorno e viene registrata un’obiezione di ingresso nel Registro Centrale degli Stranieri. Dal luglio 2025 è stata abolita a livello mondiale la tradizionale procedura di “remostrazione” contro il rifiuto, lasciando come unica via di ricorso l’azione legale a Berlino, un’opzione più lenta rispetto al divieto stesso. Fragomen invita quindi le aziende a effettuare valutazioni dettagliate per ogni viaggio pianificato, documentare le attività consentite e, se necessario, convertire il dipendente a un visto di lavoro a breve termine prima della partenza. È fondamentale anche formare i responsabili che richiedono visite in loco all’ultimo minuto. Le conseguenze pratiche possono essere gravi: ingegneri commerciali esclusi dalla Germania non possono partecipare a dimostrazioni fieristiche; specialisti IT rischiano ritardi nei progetti se bloccati durante le implementazioni onsite; e dirigenti senior potrebbero essere esclusi dalle riunioni del consiglio. Con l’inasprimento dei controlli alle frontiere Schengen previsto dal Sistema di Entrata/Uscita (EES), le aziende che considerano “senza visto” come “senza lavoro” si espongono a rischi crescenti. Azioni consigliate: verificare i precedenti viaggi per individuare situazioni a rischio, aggiornare i processi di approvazione dei viaggi per includere le attività previste e informare i viaggiatori che anche il lavoro abituale al laptop in un hotel tedesco può essere considerato impiego secondo la legge locale.
Fonte: Fragomen

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