
Dopo due anni di perfezionamenti legislativi, il Patto UE su Migrazione e Asilo è entrato oggi pienamente in vigore, rivoluzionando la gestione delle frontiere esterne, i tempi delle procedure d’asilo e i meccanismi di solidarietà tra gli Stati membri. Sebbene la riforma sia europea, la Germania – principale destinazione del blocco per migranti qualificati – si trova ad affrontare sfide operative immediate. Tra gli elementi chiave figurano la registrazione biometrica obbligatoria di tutti gli arrivi irregolari, una procedura di frontiera di 12 settimane per i richiedenti provenienti da Paesi con bassi tassi di riconoscimento e un fondo permanente di solidarietà, che potrebbe richiedere alla Germania di accogliere ulteriori migranti o contribuire a un fondo di ricollocamento. Il ministero dell’Interno di Berlino ha confermato l’apertura, il 1° luglio, di centri per la migrazione secondaria a Dresda e Amburgo per gestire i trasferimenti. Per i datori di lavoro, la novità più concreta è l’accesso più rapido al mercato del lavoro: il Patto consente ai richiedenti asilo di lavorare dopo sei mesi, ma la Germania ha scelto una finestra ancora più breve di tre mesi, in linea con la sua legge sull’asilo aggiornata. Settori con carenze di manodopera – in particolare assistenza, ospitalità e logistica stagionale – potrebbero trarne vantaggio. Tuttavia, si inaspriranno i controlli sui viaggi. Dal 12 ottobre 2025 il Sistema UE di Entrata-Uscita diventerà obbligatorio, e il Patto odierno impone ai vettori di trasmettere i dati dei passeggeri per il profiling dei rischi, esponendo le aziende a sanzioni in caso di manifesti imprecisi. I team dedicati alla mobilità dovranno assicurarsi che le piattaforme di duty of care registrino dati in tempo reale sui passaggi di frontiera una volta attivato il sistema. Infine, le regole riviste di Eurodac stabiliscono che le impronte digitali raccolte in un altro Stato membro restano valide per dieci anni. I dipendenti che hanno richiesto asilo altrove prima di regolarizzare la loro posizione in Germania potrebbero vedere riemergere vecchi dati biometrici durante i rinnovi futuri del permesso, uno scenario che le risorse umane dovrebbero monitorare attentamente durante le verifiche di conformità.
Fonte: Insight EU Monitoring