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Il divieto di ricongiungimento familiare in Austria scade, lasciando i migranti in un vuoto giuridico

lug 3, 2026
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Il divieto di ricongiungimento familiare in Austria scade, lasciando i migranti in un vuoto giuridico
L’Austria ha lasciato scadere silenziosamente il decreto d’emergenza che bloccava i visti per il ricongiungimento familiare dei rifugiati il 2 luglio 2026, ma il sistema a quote promesso per sostituire il divieto non è ancora pronto. Poiché la sezione pertinente (§35) della Legge sull’Asilo è stata di fatto eliminata con il recepimento del Patto UE su Asilo e Migrazione il 12 giugno, non esiste più una base legale chiara per nuove domande da parte di coniugi e figli di rifugiati riconosciuti. Studiosi del diritto come la prof.ssa Anuscheh Farahat (Università di Vienna) e ONG come asylkoordination österreich avvertono che il Paese si trova in un “vuoto giuridico” che potrebbe violare l’articolo 8 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, che garantisce il diritto alla vita familiare. Il ministro dell’Interno Gerhard Karner (ÖVP) sostiene che una quota è necessaria per proteggere scuole e sistemi di welfare già sotto pressione, ma i Länder devono approvare la clausola sulle quote (§46a NAG) prima che possa entrare in vigore, cosa che secondo i funzionari richiederà almeno fino a fine luglio. Fino all’entrata in vigore del nuovo sistema, tutti i casi pendenti di ricongiungimento familiare sono congelati. L’arretrato è significativo: migliaia di ricorsi sono in attesa davanti al Tribunale Amministrativo Federale e oltre 6.000 persone che normalmente avrebbero potuto entrare nel 2024 tramite ricongiungimento familiare restano separate dai loro familiari. Gli esperti prevedono che, paradossalmente, la quota finale potrebbe scatenare un’ondata di ingressi una volta scaduto il termine legale di tre anni per molti di questi ricorsi, esentandoli da qualsiasi limite. Le ONG stanno preparando un nuovo reclamo alla Commissione Europea, sostenendo che la quota quasi nulla proposta dall’Austria viola la Direttiva UE sul Ricongiungimento Familiare. Se la Commissione aprisse una procedura d’infrazione, Vienna potrebbe incorrere in sanzioni finanziarie e essere costretta a riscrivere le regole, creando ulteriore incertezza per le aziende che assumono talenti rifugiati con i programmi Red-White-Red o Blue Card. Per le multinazionali, questa situazione di stallo ha conseguenze immediate sulle risorse umane: i dipendenti con status di protezione non possono far entrare i familiari a carico, complicando la fidelizzazione, l’integrazione e la pianificazione fiscale. Ai responsabili della mobilità internazionale si consiglia di rivedere i pacchetti di benefit, considerare indennità temporanee per le famiglie bloccate all’estero e monitorare i tempi parlamentari per l’emendamento della legge sulla residenza e soggiorno atteso per la prossima estate.
Fonte: ORF.at

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