
Solo un giorno dopo l’allarme lanciato dai vertici del settore, sui social media sono emerse numerose testimonianze dirette del caos causato dal malfunzionamento del Sistema di Ingresso-Uscita. I giornalisti di Euronews, in visita agli aeroporti di Bruxelles, Madrid e – più vicino a casa – Ginevra il 2 luglio, hanno trovato famiglie in attesa per tre o quattro ore mentre i visitatori non appartenenti all’UE venivano per la prima volta sottoposti a rilevamento delle impronte digitali e fotografie. Airlines for Europe segnala che quasi 40.000 viaggiatori sono già stati respinti dall’aprile scorso perché il nuovo database segnala immediatamente errori nei documenti che prima passavano inosservati agli agenti. La Svizzera è completamente integrata nel sistema. Sebbene i cittadini svizzeri e UE/EFTA mantengano le corsie rapide ai varchi automatizzati, subiscono comunque ritardi quando i passeggeri non UE congestionano l’area di frontiera. L’aeroporto di Ginevra ha confermato che diversi voli a lungo raggio sono partiti questa settimana con decine di posti vuoti perché i passeggeri in transito erano ancora in fase di controllo immigrazione; gli equipaggi hanno dovuto scegliere tra ritardare ulteriori voli o chiudere le porte. Lo scalo di Zurigo sta spostando personale dalla sicurezza al controllo passaporti durante i picchi di traffico, ma ammette che le code potrebbero superare “ben oltre le due ore” durante l’esodo di metà luglio. La radice del problema è la capacità. Ogni prima registrazione richiede tra 90 secondi e tre minuti, molto più del timbro da 20 secondi che la precedeva. Molti terminal dispongono di pochi chioschi biometrici e non possono fisicamente ampliarsi prima dei lavori di ristrutturazione previsti per il 2027. La Commissione Europea assicura che le difficoltà iniziali si attenueranno entro “uno o due anni”, ma ammette che gli aeroporti potrebbero invocare la clausola che consente di sospendere temporaneamente la raccolta biometrica quando le code diventano ingestibili. I dipartimenti viaggi aziendali stanno emettendo nuove linee guida: consigliare ai visitatori non UE in Svizzera di compilare con precisione i moduli di pre-registrazione delle compagnie aeree per ridurre l’inserimento manuale dei dati; prevedere almeno quattro ore tra un arrivo intercontinentale e una coincidenza a corto raggio; e ricordare al personale che il limite Schengen di 90/180 giorni è ora applicato automaticamente, con multe o divieti di ingresso per chi sfora. Nel frattempo, le compagnie aeree stanno facendo pressione su Berna affinché spinga Bruxelles a definire un protocollo comune su quando e come sospendere i requisiti biometrici. A medio termine, le autorità di frontiera svizzere prevedono di installare 80 chioschi aggiuntivi a Zurigo e 30 a Ginevra, finanziati in parte dallo Strumento UE per la Gestione delle Frontiere e i Visti, a cui la Svizzera contribuisce con 323 milioni di franchi svizzeri. Fino ad allora, viaggiatori e aziende che li muovono devono prepararsi a un’estate a passo d’uomo.
Fonte: Euronews