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Il Settore del Turismo Avverte: Aumenti delle Tasse sui Visti Potrebbero Rendere l’Australia Meno Competitiva

lug 8, 2026
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Il Settore del Turismo Avverte: Aumenti delle Tasse sui Visti Potrebbero Rendere l’Australia Meno Competitiva
Il Consiglio Australiano per l’Esportazione del Turismo (ATEC) ha lanciato l’allarme sull’ultimo aumento delle tariffe per i visti turistici, sostenendo che i rincari ripetuti rischiano di scoraggiare proprio quei backpacker e viaggiatori leisure su cui gli operatori regionali fanno affidamento. Dal 1° luglio, il visto Working Holiday Maker (WHM) è passato da 670 a 840 AUD – un incremento del 25% e un balzo del 65% rispetto al 2022 – mentre la tariffa per il visto turistico (sottoclasse 600) è salita da 200 a 250 AUD. Peter Shelley, direttore generale di ATEC, sottolinea che l’effetto cumulativo è più rilevante del singolo aumento: “Le politiche dovrebbero incentivare i viaggiatori, non escludere l’Australia dal mercato.” Ricorda che i giovani con visto WHM spendono molto nelle aree regionali, coprendo posti di lavoro stagionali cruciali in ospitalità e agricoltura. Ogni dollaro in più richiesto al momento della domanda, spiega, è un dollaro in meno speso in tour locali, ostelli e caffè. I gruppi di settore temono che il tempismo sia sfavorevole. Gli arrivi turistici internazionali sono tornati solo al 93% dei livelli del 2019 nel trimestre di marzo, mentre destinazioni concorrenti come Canada e Giappone stanno attivamente sovvenzionando i programmi di lavoro-vacanza per stimolare la spesa. ATEC stima che la nuova struttura tariffaria potrebbe ridurre di 70 milioni di AUD i ricavi da turismo leisure in entrata nei prossimi 12 mesi, se anche solo il 5% dei potenziali richiedenti WHM scegliesse alternative più economiche. Per i fornitori di alloggi, i costi maggiori dei visti si sommano ad altre pressioni inflazionistiche, come bollette energetiche in aumento e crescita salariale. Gli hotel regionali che dipendono dal personale WHM per ogni raccolto hanno avvertito di possibili carenze di manodopera se le domande diminuiranno. Alcuni stanno già offrendo rimborsi parziali delle tariffe dei visti come incentivo all’assunzione, una spesa che incide direttamente sui margini di profitto. ATEC invita Canberra a introdurre una struttura tariffaria a più livelli che distingua tra misure di riduzione della migrazione e obiettivi di stimolo turistico. Una proposta è di restituire parte della tariffa WHM ai viaggiatori che completano un periodo minimo di lavoro nelle aree regionali, mantenendo così le entrate ma incentivando la durata del soggiorno. Resta da vedere se il Governo rivedrà la tabella dei prezzi, ma il dibattito mette in luce il delicato equilibrio tra il controllo dei numeri migratori e il sostegno all’economia turistica australiana.
Fonte: AccomNews

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