
Il 23 luglio, lo studio legale lussemburghese Arendt & Medernach ha pubblicato una nota per i clienti che analizza la Circolare LG-Conv.D.I 61 emessa dall’Amministrazione fiscale del Lussemburgo il 24 giugno e ora in vigore. La circolare codifica la tolleranza di 34 giorni prevista dal trattato fiscale bilaterale Francia-Lussemburgo del 2018, secondo cui un residente francese che lavora per un datore di lavoro lussemburghese può trascorrere fino a 34 giorni lavorativi all’anno solare fuori dal Granducato — sia in Francia che in un paese terzo — senza che i diritti di tassazione vengano trasferiti alla Francia. Le linee guida chiariscono le regole di conteggio: i giorni di viaggio e le mezze giornate di lavoro da remoto consumano la quota, mentre i fine settimana collegati a un viaggio di lavoro no. Viene inoltre introdotto un meccanismo di riduzione proporzionale per i dipendenti assunti a metà anno e si conferma che, superata la soglia, la Francia può tassare **tutti** i redditi relativi ai giorni lavorati fuori dal Lussemburgo, non solo quelli eccedenti. Per i 120.000 frontalieri provenienti da Lorena e Alsazia, questa precisazione pone fine a tre anni di incertezze legate alle modalità di lavoro da casa durante la pandemia. Le multinazionali con centri servizi condivisi in Lussemburgo devono ora implementare sistemi rigorosi di tracciamento del tempo per il personale transfrontaliero e avvisare i manager che il telelavoro occasionale, i viaggi di formazione o le conferenze a Parigi possono attivare obblighi di ritenuta alla fonte e rielaborazioni delle buste paga in Francia. I team HR sono invitati ad adeguare le politiche di lavoro da remoto alle nuove indicazioni entro il 1° settembre, data in cui il Lussemburgo lancerà la sua piattaforma elettronica di reportistica. La mancata documentazione della presenza fisica potrebbe esporre le aziende a richieste di doppia imposizione e sanzioni fino al 10% delle ritenute non dichiarate. Il tetto francese per la sicurezza sociale relativo al telelavoro (34 giorni all’anno) resta invariato, ma si prevedono controlli più stringenti non appena i dati fiscali saranno incrociati con i certificati A1.
Fonte: Arendt & Medernach
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