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L'UE vieta i visti Schengen agli ex combattenti russi; le autorità belghe avviano controlli di sicurezza in vista dell'applicazione a ottobre

lug 25, 2026
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L'UE vieta i visti Schengen agli ex combattenti russi; le autorità belghe avviano controlli di sicurezza in vista dell'applicazione a ottobre
Incontro a Bruxelles il 24 luglio, gli ambasciatori UE hanno approvato una proposta della Commissione per inserire gli ex combattenti russi nella lista delle categorie a cui vengono automaticamente negati i visti Schengen per soggiorni brevi. La misura, che entrerà in vigore a ottobre una volta definiti i criteri tecnici e gli standard probatori, fa parte del 21° pacchetto di sanzioni contro la Russia ed è stata confermata pubblicamente da un funzionario UE in un’intervista a EUobserver. Il testo obbliga gli Stati membri a rifiutare visti e ingressi a chi ha combattuto nelle forze armate russe dopo il 24 febbraio 2022, con l’obiettivo di limitare potenziali minacce alla sicurezza derivanti da rientri di persone radicalizzate o con esperienza criminale.

Sebbene il divieto sarà valido in tutta l’UE, il centro operativo sarà il Belgio: quasi tutte le riunioni dei gruppi di lavoro del Consiglio sul pacchetto sanzioni si sono svolte a Bruxelles, e la Polizia Federale belga farà parte del neocostituito Risk Information Group che coordinerà i controlli. Secondo il Centro Federale Migrazione (CGRA), nel 2025 circa 5.800 cittadini russi hanno richiesto visti per entrare in Belgio; circa il 9% ha dichiarato un passato o presente impiego militare. Queste pratiche sono ora sottoposte a una nuova verifica, e il Ministero dell’Interno ha fornito indicazioni temporanee agli agenti di frontiera dell’aeroporto di Bruxelles e del porto di Zeebrugge per segnalare qualsiasi richiedente il cui passaporto riporti indirizzi di servizio in territori ucraini occupati.

L'UE vieta i visti Schengen agli ex combattenti russi; le autorità belghe avviano controlli di sicurezza in vista dell'applicazione a ottobre


Il Ministero ha inoltre comunicato ai media belgi che sta accelerando l’installazione di un nodo di comunicazione sicura Interpol all’aeroporto, per permettere agli addetti ai visti di consultare in tempo reale le nuove liste di controllo UE. Ad agosto si terranno sessioni di formazione per il personale consolare di Mosca, San Pietroburgo e Ekaterinburg su come riconoscere documenti falsificati di congedo militare russo.

I datori di lavoro che presentano domande di Permesso Unico per lavoratori russi sono stati avvertiti che i tempi di elaborazione potrebbero superare i 90 giorni previsti dalla legge una volta entrato in vigore il divieto. Dal punto di vista della mobilità aziendale, l’impatto principale riguarda i trasferimenti intra-aziendali fuori dalla Russia: le multinazionali che ancora hanno team IT o ingegneristici a Mosca dovranno dirottare i talenti attraverso hub di paesi terzi come Dubai o Belgrado se gli ex combattenti non supereranno i controlli Schengen. Le aziende stanno inoltre aggiornando le politiche di gestione del rischio viaggio per i cittadini russi in transito negli hub belgi, poiché un rifiuto al confine invaliderà automaticamente qualsiasi visto multi-entrata già rilasciato.

Gli esperti di immigrazione sottolineano che il divieto riguarda inizialmente solo i visti C per soggiorni brevi; le richieste di visti D per soggiorni lunghi e di Permessi Unici per competenze critiche restano possibili ma saranno soggette a controlli di sicurezza più rigorosi. Le aziende sono quindi invitate a prevedere tempi più lunghi e a preparare itinerari di viaggio alternativi fino alla pubblicazione del regolamento esecutivo finale nella Gazzetta Ufficiale, prevista per metà settembre.
Fonte: EUobserver

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