
In una netta bocciatura della visione estensiva dell’amministrazione sull’idoneità ai sussidi, la giudice distrettuale statunitense Mary McElroy il 28 settembre ha annullato una norma del 2025 che avrebbe obbligato gli stati a verificare lo status migratorio dei partecipanti a programmi finanziati a livello federale, dai presidi prescolastici Head Start ai centri sanitari comunitari e ai corsi di istruzione per adulti. Il tribunale ha rilevato che il governo non ha rispettato le procedure di consultazione pubblica previste dall’Administrative Procedure Act. Ventuno procuratori generali statali, guidati da Josh Kaul del Wisconsin, avevano sostenuto che la norma avrebbe gravato sui fornitori di servizi in prima linea e scoraggiato immigrati idonei e persino cittadini statunitensi privi di documenti. La giudice McElroy ha concordato, affermando che le agenzie hanno “saltato” il coinvolgimento pubblico e si sono spinte oltre la legge sui sussidi del 1996 su cui si basavano. Per i datori di lavoro che dipendono da sovvenzioni per lo sviluppo della forza lavoro o da partnership con Head Start, la decisione evita un’immediata complicazione: il personale non dovrà raccogliere I-94 o green card da ogni iscritto. Tuttavia, il tribunale ha lasciato aperta la possibilità che l’amministrazione riproponga una norma se coinvolgerà correttamente le parti interessate, quindi i team HR e mobilità devono restare vigili per un possibile nuovo provvedimento. La sentenza sottolinea anche il ruolo continuo della magistratura nel controllare i tentativi esecutivi di collegare l’applicazione delle leggi sull’immigrazione a programmi federali non correlati. Sfide legali simili hanno rallentato altre iniziative, come le espulsioni verso paesi terzi e l’ampliamento delle definizioni di “onere pubblico”. Le aziende dovrebbero monitorare i contenziosi, poiché le regole sull’idoneità ai programmi influenzano benefici per i dipendenti, assistenza ai familiari e impegni di outreach comunitario. Gli attivisti hanno salutato la sentenza come una tutela dell’accesso ai servizi essenziali, mentre i funzionari dell’amministrazione l’hanno criticata come una protezione degli “immigrati irregolari” a spese dei contribuenti. È probabile un ricorso, ma per ora gli amministratori dei programmi possono tornare alle pratiche documentali precedenti al 2025.
Fonte: Wisconsin Law Journal
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