
Durante gli incontri a Islamabad del 7 ottobre, il Vice Primo Ministro polacco Tomasz Siemoniak e il Ministro dell’Interno pakistano Mohsin Naqvi si sono impegnati a creare canali “sicuri e ordinati” per i cittadini pakistani in cerca di lavoro in Polonia e in Europa. I ministri hanno annunciato la costituzione di una task force congiunta che redigerà memorandum su mobilità lavorativa, assistenza legale reciproca e condivisione di informazioni per contrastare il traffico di esseri umani. Il Pakistan è già la quinta fonte più importante di lavoratori extra-UE nel settore edile polacco, ma le autorità riconoscono che la complessità della documentazione e l’uso di reclutatori non autorizzati spingono molti a percorsi irregolari attraverso Bielorussia e Balcani occidentali. Nel quadro proposto, la Polonia riconoscerà le autorizzazioni biometriche rilasciate dall’Ufficio Emigrazione e Lavoro all’Estero pakistano e velocizzerà le domande di permesso di lavoro presentate tramite agenzie accreditate. Non sono state annunciate quote o nuove categorie di visto, ma entrambe le parti hanno lasciato intendere che nel 2027 potrebbe essere introdotto un regime di viaggi senza visto limitato per i titolari di passaporti ufficiali. Per i datori di lavoro l’impatto immediato riguarda la reputazione: la Guardia di Frontiera polacca ha registrato un calo del 64% nelle catture di migranti irregolari pakistani da quando Islamabad ha avviato una stretta contro i trafficanti questa estate. Le aziende che assumono dal Pakistan devono quindi aspettarsi controlli più rigorosi sui contratti di lavoro e sulle qualifiche, mentre le autorità cercano di garantire che i nuovi canali legali non diventino vie di abuso. I team di mobilità globale dovranno monitorare i comunicati della task force e verificare che i promotori di lavoro all’estero in Pakistan siano registrati presso l’Ufficio Emigrazione e Lavoro all’Estero. I reclutatori prevedono che la Polonia potrebbe sperimentare un sistema di appuntamenti online presso la sua sezione visti di Islamabad all’inizio del 2027, simile al modello e-consolato usato per India e Filippine. Fino ad allora, i visti nazionali di tipo D per lavoro rimangono l’unica opzione per i lavoratori pakistani.
Fonte: Associated Press of Pakistan
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