
Il Ministero delle Risorse Umane ed Emiratizzazione (MoHRE) ha emanato la Risoluzione Ministeriale 702 del 2025, imponendo obblighi rigorosi a oltre 1.500 centri di servizi aziendali autorizzati che gestiscono permessi di lavoro e domande di residenza negli Emirati Arabi Uniti. I centri devono ora effettuare un controllo preliminare su tutto il personale, criptare i dati dei clienti e operare esclusivamente nell’ambito delle attività per cui sono autorizzati. Le violazioni — che includono la compravendita di permessi di lavoro o schemi di “emiratizzazione fittizia” con assunzioni solo sulla carta — possono comportare sospensioni da tre mesi a due anni e multe fino a 100.000 AED per ogni infrazione.
Questa stretta arriva in risposta a una serie di fughe di dati e dichiarazioni di quote false emerse durante le verifiche del MoHRE nel 2024. Secondo le nuove regole, l’accesso degli utenti ai canali elettronici del MoHRE viene revocato automaticamente al primo riscontro di una violazione, e la riattivazione è possibile solo dopo un audit di conformità e l’approvazione del Sottosegretario. I recidivi rischiano la revoca della licenza e la segnalazione alla Procura.
Per le multinazionali che esternalizzano l’onboarding a questi centri, la risoluzione rappresenta sia un rischio che un’opportunità. Da un lato, una governance più rigorosa dovrebbe ridurre il rischio di furto d’identità e di emissione fraudolenta di visti. Dall’altro, i tempi di elaborazione potrebbero allungarsi a causa dei controlli sul personale e delle nuove procedure di sicurezza informatica. Si consiglia ai datori di lavoro di prevedere una settimana in più nei tempi di mobilitazione e di richiedere una conferma scritta della conformità del fornitore di servizi.
Gli avvocati del lavoro sottolineano che la Risoluzione 702 è in linea con la più ampia strategia degli Emirati per rafforzare gli obiettivi di emiratizzazione nel settore privato, dove le aziende con più di 50 dipendenti devono aumentare la quota di lavoratori emiratini al 4% entro la fine del 2025. Penalizzando gli intermediari che favoriscono la non conformità, il MoHRE punta a chiudere le falle e garantire che le quote si traducano in posti di lavoro reali.
Questa stretta arriva in risposta a una serie di fughe di dati e dichiarazioni di quote false emerse durante le verifiche del MoHRE nel 2024. Secondo le nuove regole, l’accesso degli utenti ai canali elettronici del MoHRE viene revocato automaticamente al primo riscontro di una violazione, e la riattivazione è possibile solo dopo un audit di conformità e l’approvazione del Sottosegretario. I recidivi rischiano la revoca della licenza e la segnalazione alla Procura.
Per le multinazionali che esternalizzano l’onboarding a questi centri, la risoluzione rappresenta sia un rischio che un’opportunità. Da un lato, una governance più rigorosa dovrebbe ridurre il rischio di furto d’identità e di emissione fraudolenta di visti. Dall’altro, i tempi di elaborazione potrebbero allungarsi a causa dei controlli sul personale e delle nuove procedure di sicurezza informatica. Si consiglia ai datori di lavoro di prevedere una settimana in più nei tempi di mobilitazione e di richiedere una conferma scritta della conformità del fornitore di servizi.
Gli avvocati del lavoro sottolineano che la Risoluzione 702 è in linea con la più ampia strategia degli Emirati per rafforzare gli obiettivi di emiratizzazione nel settore privato, dove le aziende con più di 50 dipendenti devono aumentare la quota di lavoratori emiratini al 4% entro la fine del 2025. Penalizzando gli intermediari che favoriscono la non conformità, il MoHRE punta a chiudere le falle e garantire che le quote si traducano in posti di lavoro reali.
Fonte: Gulf News
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