
L’operatore ferroviario statale spagnolo Renfe ha confermato che *non* reintrodurrà il suo “impegno di puntualità” pre-2024, nonostante la Legge sulla Mobilità Sostenibile, in vigore dal 1° gennaio 2026, lo obblighi a farlo. Parlando a Madrid il 29 dicembre, il presidente di Renfe, Álvaro Fernández Heredia, ha dichiarato che la clausola è “incostituzionale” e distorcerebbe la concorrenza con i rivali privati dell’alta velocità, Ouigo e Iryo. Di conseguenza, i passeggeri che arrivano con meno di 60 minuti di ritardo su AVE o servizi a lunga percorrenza continueranno a non ricevere alcun rimborso – contrariamente a quanto previsto dalla nuova normativa, che impone rimborsi del 50% per ritardi di 15 minuti e del 100% per ritardi superiori a 30 minuti.
Lo stallo è rilevante per i team di mobilità globale perché l’AVE di Renfe è il collegamento di riferimento tra Madrid e Barcellona per i viaggiatori d’affari e un nodo fondamentale per i voli a lungo raggio. Fino a metà 2024, la promessa di compensazione di Renfe, valida già dopo 15 minuti di ritardo, rappresentava un vantaggio competitivo rispetto all’aereo. Il suo ritiro lo scorso anno ha già spinto a rivedere le politiche aziendali; la nuova incertezza legale aggiunge un ulteriore rischio nella pianificazione di coincidenze strette o incontri nello stesso giorno.
Renfe sostiene che la legge la penalizza, poiché gli operatori privati non sono soggetti agli stessi limiti di compensazione, e che reintrodurre rimborsi così generosi potrebbe costare 125 milioni di euro all’anno, con possibili aumenti tariffari del 10% e tagli su tratte in perdita. L’azienda ha chiesto alla Procura dello Stato spagnolo un chiarimento costituzionale. Il Ministero dei Trasporti sostiene pubblicamente la posizione di Renfe, creando un raro caso di contraddizione tra governo e legislazione.
Per assegnati e responsabili viaggi l’impatto pratico è chiaro: dal 1° gennaio i ritardi inferiori a un’ora *probabilmente* non saranno rimborsati, nonostante quanto previsto dalla legge. Le politiche di mobilità basate su rimborsi automatici dovrebbero essere aggiornate, e i viaggiatori con voli di collegamento dovrebbero prevedere margini più ampi o considerare i concorrenti aerei, la cui compensazione per ritardi, prevista dall’UE, è ben consolidata.
Gli esperti legali prevedono mesi di ricorsi che potrebbero arrivare fino alla Corte Costituzionale spagnola. Se Renfe dovesse perdere, potrebbe affrontare una valanga di richieste retroattive, simili alle class action seguite alle errate applicazioni del Regolamento UE261 nel settore aereo. Fino a quando la situazione non si chiarirà, le aziende dovrebbero considerare le attuali condizioni di Renfe – rimborso del 50% dopo 60 minuti, 100% dopo 90 – come regola operativa e prevedere tempi di viaggio maggiori quando la puntualità è cruciale.
Lo stallo è rilevante per i team di mobilità globale perché l’AVE di Renfe è il collegamento di riferimento tra Madrid e Barcellona per i viaggiatori d’affari e un nodo fondamentale per i voli a lungo raggio. Fino a metà 2024, la promessa di compensazione di Renfe, valida già dopo 15 minuti di ritardo, rappresentava un vantaggio competitivo rispetto all’aereo. Il suo ritiro lo scorso anno ha già spinto a rivedere le politiche aziendali; la nuova incertezza legale aggiunge un ulteriore rischio nella pianificazione di coincidenze strette o incontri nello stesso giorno.
Renfe sostiene che la legge la penalizza, poiché gli operatori privati non sono soggetti agli stessi limiti di compensazione, e che reintrodurre rimborsi così generosi potrebbe costare 125 milioni di euro all’anno, con possibili aumenti tariffari del 10% e tagli su tratte in perdita. L’azienda ha chiesto alla Procura dello Stato spagnolo un chiarimento costituzionale. Il Ministero dei Trasporti sostiene pubblicamente la posizione di Renfe, creando un raro caso di contraddizione tra governo e legislazione.
Per assegnati e responsabili viaggi l’impatto pratico è chiaro: dal 1° gennaio i ritardi inferiori a un’ora *probabilmente* non saranno rimborsati, nonostante quanto previsto dalla legge. Le politiche di mobilità basate su rimborsi automatici dovrebbero essere aggiornate, e i viaggiatori con voli di collegamento dovrebbero prevedere margini più ampi o considerare i concorrenti aerei, la cui compensazione per ritardi, prevista dall’UE, è ben consolidata.
Gli esperti legali prevedono mesi di ricorsi che potrebbero arrivare fino alla Corte Costituzionale spagnola. Se Renfe dovesse perdere, potrebbe affrontare una valanga di richieste retroattive, simili alle class action seguite alle errate applicazioni del Regolamento UE261 nel settore aereo. Fino a quando la situazione non si chiarirà, le aziende dovrebbero considerare le attuali condizioni di Renfe – rimborso del 50% dopo 60 minuti, 100% dopo 90 – come regola operativa e prevedere tempi di viaggio maggiori quando la puntualità è cruciale.
Fonte: 20 Minutos
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