
Le aziende svizzere con personale transfrontaliero in Francia si sono trovate ad affrontare nuovi obblighi di conformità dal 1° gennaio 2026, con l’entrata in vigore delle disposizioni sul telelavoro previste dall’accordo fiscale modificato tra Francia e Svizzera. L’accordo transitorio introdotto durante la pandemia, che consentiva il lavoro da casa illimitato senza conseguenze fiscali, è scaduto il 31 dicembre 2025.
Secondo il nuovo quadro normativo, i dipendenti residenti in Francia possono lavorare in telelavoro fino al 40% delle giornate lavorative annue (inclusi 10 giorni per altri viaggi di lavoro all’estero) mantenendo la tassazione svizzera, a condizione che il datore di lavoro svizzero presenti rapporti mensili sul telelavoro e ottenga i certificati di sicurezza sociale A1. I cantoni coinvolti negli accordi speciali transfrontalieri — tra cui Ginevra, Vaud, Basilea Città e Neuchâtel — devono trasmettere i dati salariali che saranno automaticamente scambiati con le autorità fiscali francesi a partire dal 2027.
La mancata conformità comporta il rischio di doppia imposizione, sanzioni sui salari e richieste di arretrati contributivi. Le multinazionali stanno quindi aggiornando i sistemi HRIS per monitorare in tempo reale i giorni di lavoro in sede e stanno rivedendo i contratti di lavoro per definire chiaramente i limiti del telelavoro. Alcune aziende stanno fissando un tetto al lavoro da remoto al 30% per creare un margine di sicurezza.
I dipendenti che superano la soglia del 40% saranno soggetti alle normative fiscali e previdenziali francesi per l’intero anno, con un aumento significativo dei costi per il datore di lavoro. I responsabili della mobilità dovrebbero effettuare simulazioni e valutare se sia più conveniente adottare contratti locali francesi o mantenere lo status di frontalieri svizzeri per i telelavoratori frequenti.
Il nuovo regime di rendicontazione sta inoltre stimolando l’interesse per gli spazi di co-working appena oltre il confine svizzero, permettendo ai residenti francesi di registrare giornate lavorative sul territorio svizzero senza dover affrontare lunghi spostamenti.
Secondo il nuovo quadro normativo, i dipendenti residenti in Francia possono lavorare in telelavoro fino al 40% delle giornate lavorative annue (inclusi 10 giorni per altri viaggi di lavoro all’estero) mantenendo la tassazione svizzera, a condizione che il datore di lavoro svizzero presenti rapporti mensili sul telelavoro e ottenga i certificati di sicurezza sociale A1. I cantoni coinvolti negli accordi speciali transfrontalieri — tra cui Ginevra, Vaud, Basilea Città e Neuchâtel — devono trasmettere i dati salariali che saranno automaticamente scambiati con le autorità fiscali francesi a partire dal 2027.
La mancata conformità comporta il rischio di doppia imposizione, sanzioni sui salari e richieste di arretrati contributivi. Le multinazionali stanno quindi aggiornando i sistemi HRIS per monitorare in tempo reale i giorni di lavoro in sede e stanno rivedendo i contratti di lavoro per definire chiaramente i limiti del telelavoro. Alcune aziende stanno fissando un tetto al lavoro da remoto al 30% per creare un margine di sicurezza.
I dipendenti che superano la soglia del 40% saranno soggetti alle normative fiscali e previdenziali francesi per l’intero anno, con un aumento significativo dei costi per il datore di lavoro. I responsabili della mobilità dovrebbero effettuare simulazioni e valutare se sia più conveniente adottare contratti locali francesi o mantenere lo status di frontalieri svizzeri per i telelavoratori frequenti.
Il nuovo regime di rendicontazione sta inoltre stimolando l’interesse per gli spazi di co-working appena oltre il confine svizzero, permettendo ai residenti francesi di registrare giornate lavorative sul territorio svizzero senza dover affrontare lunghi spostamenti.
Fonte: EY Tax Alert
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