
Il servizio immigrazione di Dubai ha silenziosamente reintrodotto un rigoroso requisito salariale per la prestigiosa categoria del Golden Visa dedicata a scienziati e specialisti di alto livello: i candidati devono ora dimostrare un salario mensile **base** di almeno 30.000 AED negli ultimi due anni, escludendo le indennità. Questa modifica annulla la flessibilità introdotta nel 2024 che permetteva di considerare la retribuzione totale.
Le autorità sostengono che il criterio più severo tutela l’integrità del programma, garantendo che solo i talenti di altissimo livello ottengano la residenza decennale. Inoltre, i professionisti devono aver ricoperto per lo stesso periodo di due anni una posizione di livello 1 o 2 riconosciuta dal Ministero delle Risorse Umane e dell’Emirazione (MoHRE).
In pratica, i datori di lavoro dovranno fornire certificati salariali timbrati e report del Sistema di Protezione Salariale che attestino la retribuzione base. Chi lavora con strutture retributive variabili — frequenti nelle vendite e nei servizi petroliferi — potrebbe dover rinegoziare i contratti o optare per altre vie di visto, come il Golden Visa basato sugli investimenti o il nuovo visto per specialisti in intelligenza artificiale.
I dipartimenti di mobilità globale dovrebbero rivedere le liste di idoneità e i budget previsti, poiché i ricercatori in rinnovo che non soddisfano i requisiti potrebbero vedersi declassare lo status o dover lasciare il paese entro scadenze precise. Gli esperti segnalano inoltre un’iniquità tra gli emirati: Abu Dhabi continua a riconoscere la retribuzione totale, alimentando speculazioni su un “visa shopping” tra emirati.
Nonostante il test più severo, la domanda resta alta. La società di consulenza Fragomen registra un aumento del 15% delle richieste settimana su settimana dalla pubblicazione della nuova regola, segno che i ricercatori sponsorizzati dalle aziende apprezzano troppo la stabilità di una residenza decennale per rinunciare alle domande.
Le autorità sostengono che il criterio più severo tutela l’integrità del programma, garantendo che solo i talenti di altissimo livello ottengano la residenza decennale. Inoltre, i professionisti devono aver ricoperto per lo stesso periodo di due anni una posizione di livello 1 o 2 riconosciuta dal Ministero delle Risorse Umane e dell’Emirazione (MoHRE).
In pratica, i datori di lavoro dovranno fornire certificati salariali timbrati e report del Sistema di Protezione Salariale che attestino la retribuzione base. Chi lavora con strutture retributive variabili — frequenti nelle vendite e nei servizi petroliferi — potrebbe dover rinegoziare i contratti o optare per altre vie di visto, come il Golden Visa basato sugli investimenti o il nuovo visto per specialisti in intelligenza artificiale.
I dipartimenti di mobilità globale dovrebbero rivedere le liste di idoneità e i budget previsti, poiché i ricercatori in rinnovo che non soddisfano i requisiti potrebbero vedersi declassare lo status o dover lasciare il paese entro scadenze precise. Gli esperti segnalano inoltre un’iniquità tra gli emirati: Abu Dhabi continua a riconoscere la retribuzione totale, alimentando speculazioni su un “visa shopping” tra emirati.
Nonostante il test più severo, la domanda resta alta. La società di consulenza Fragomen registra un aumento del 15% delle richieste settimana su settimana dalla pubblicazione della nuova regola, segno che i ricercatori sponsorizzati dalle aziende apprezzano troppo la stabilità di una residenza decennale per rinunciare alle domande.
Fonte: VisaHQ
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