
Il governo spagnolo sta preparando un decreto ampio che fisserà un tetto al prezzo degli affitti per singola stanza e limiterà i cosiddetti contratti “stagionali”, sempre più utilizzati come contratti a lungo termine di fatto. Il premier Pedro Sánchez ha presentato la bozza della riforma lunedì 12 gennaio 2026, durante l’avvio dei lavori per il progetto di edilizia pubblica Campamento a Madrid, che prevede 10.700 unità abitative.
Secondo le nuove norme, il canone complessivo per le stanze di un appartamento non potrà superare il limite legale già previsto per un intero alloggio nella stessa zona. I proprietari che rinnovano un contratto senza aumenti di affitto avranno diritto a una detrazione fiscale del 100%, mentre chi stipula nuovi contratti entro i limiti regolamentati potrà beneficiare di una detrazione del 50%. I contratti “stagionali” di durata media, spesso usati per aggirare le leggi a tutela degli inquilini, saranno limitati a sei mesi e dovranno essere giustificati da esigenze temporanee (studio, cure mediche o incarichi lavorativi a breve termine). Sarà vietato il ricorso ripetuto a contratti stagionali con lo stesso inquilino.
Il governo nazionale ritiene che questa misura sia fondamentale per frenare la speculazione immobiliare nelle località turistiche come Barcellona, Málaga e le Baleari, dove gli affitti medi sono aumentati di oltre il 40% dal 2020, mettendo sotto pressione sia i residenti sia i lavoratori stranieri in arrivo. La segretaria all’Edilizia Isabel Rodríguez stima che il decreto potrebbe riportare sul mercato tradizionale a lungo termine circa 80.000 unità nel primo anno di applicazione.
Per le multinazionali, la riforma ridurrà il divario di costi tra i contratti tradizionali e gli affitti per stanza, spesso utilizzati per ospitare giovani dipendenti o personale in rotazione. I responsabili HR e mobility dovranno prepararsi a maggiori obblighi di conformità: le aziende che affittano alloggi per conto dei dipendenti dovranno verificare che i contratti rispettino i nuovi limiti e che eventuali contratti “stagionali” aziendali soddisfino i criteri più stringenti. I fornitori di servizi di relocation avvertono inoltre che la stretta potrebbe spingere alcuni proprietari verso il mercato degli affitti brevi non regolamentati, rendendo più difficile trovare disponibilità nei periodi di picco dei trasferimenti.
Poiché la regolamentazione abitativa in Spagna è parzialmente devoluta, ciascuna delle 17 comunità autonome dovrà individuare le “zone di stress” e applicare le nuove norme. Regioni di orientamento progressista come Catalogna e Valencia hanno espresso sostegno, mentre amministrazioni conservatrici come Madrid e Andalusia potrebbero impugnare il decreto in tribunale, sostenendo che i controlli sui prezzi scoraggiano gli investimenti nel nuovo patrimonio abitativo. Questo scontro politico potrebbe creare un’applicazione disomogenea, per cui le aziende con programmi di mobilità a livello nazionale dovranno monitorare attentamente i bollettini regionali.
Secondo le nuove norme, il canone complessivo per le stanze di un appartamento non potrà superare il limite legale già previsto per un intero alloggio nella stessa zona. I proprietari che rinnovano un contratto senza aumenti di affitto avranno diritto a una detrazione fiscale del 100%, mentre chi stipula nuovi contratti entro i limiti regolamentati potrà beneficiare di una detrazione del 50%. I contratti “stagionali” di durata media, spesso usati per aggirare le leggi a tutela degli inquilini, saranno limitati a sei mesi e dovranno essere giustificati da esigenze temporanee (studio, cure mediche o incarichi lavorativi a breve termine). Sarà vietato il ricorso ripetuto a contratti stagionali con lo stesso inquilino.
Il governo nazionale ritiene che questa misura sia fondamentale per frenare la speculazione immobiliare nelle località turistiche come Barcellona, Málaga e le Baleari, dove gli affitti medi sono aumentati di oltre il 40% dal 2020, mettendo sotto pressione sia i residenti sia i lavoratori stranieri in arrivo. La segretaria all’Edilizia Isabel Rodríguez stima che il decreto potrebbe riportare sul mercato tradizionale a lungo termine circa 80.000 unità nel primo anno di applicazione.
Per le multinazionali, la riforma ridurrà il divario di costi tra i contratti tradizionali e gli affitti per stanza, spesso utilizzati per ospitare giovani dipendenti o personale in rotazione. I responsabili HR e mobility dovranno prepararsi a maggiori obblighi di conformità: le aziende che affittano alloggi per conto dei dipendenti dovranno verificare che i contratti rispettino i nuovi limiti e che eventuali contratti “stagionali” aziendali soddisfino i criteri più stringenti. I fornitori di servizi di relocation avvertono inoltre che la stretta potrebbe spingere alcuni proprietari verso il mercato degli affitti brevi non regolamentati, rendendo più difficile trovare disponibilità nei periodi di picco dei trasferimenti.
Poiché la regolamentazione abitativa in Spagna è parzialmente devoluta, ciascuna delle 17 comunità autonome dovrà individuare le “zone di stress” e applicare le nuove norme. Regioni di orientamento progressista come Catalogna e Valencia hanno espresso sostegno, mentre amministrazioni conservatrici come Madrid e Andalusia potrebbero impugnare il decreto in tribunale, sostenendo che i controlli sui prezzi scoraggiano gli investimenti nel nuovo patrimonio abitativo. Questo scontro politico potrebbe creare un’applicazione disomogenea, per cui le aziende con programmi di mobilità a livello nazionale dovranno monitorare attentamente i bollettini regionali.
Fonte: Reuters
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