
Lo studio legale belga Tiberghien ha diffuso un allarme il 22 gennaio riguardo all’impatto aziendale di una sentenza della Corte di Giustizia Europea dell’11 dicembre 2025, che modifica silenziosamente il modo in cui le imprese devono calcolare la cosiddetta regola del 25% ai sensi del Regolamento UE sulla sicurezza sociale 883/2004. Il caso riguardava un dipendente con sede in Svizzera e residente in Germania, le cui mansioni erano suddivise tra Svizzera, Germania e diversi paesi extra-UE.
Fino ad ora, molti datori di lavoro belgi ritenevano che solo il lavoro svolto all’interno dell’UE/SEE (più la Svizzera) fosse considerato ai fini della soglia del 25% che determina se il dipendente rientra nel sistema di sicurezza sociale dello Stato di origine. La Corte di Giustizia ha chiarito che *tutte* le attività retribuite a livello mondiale — inclusi i giorni lavorati in paesi terzi come Stati Uniti, India o Emirati Arabi Uniti — devono essere conteggiate nel numeratore. Di conseguenza, il personale mobile che trascorre molto tempo in missioni a lungo raggio potrebbe superare inaspettatamente la soglia del 25%, spostando la responsabilità contributiva verso il paese di residenza, tipicamente il Belgio.
Per le aziende che gestiscono paghe belghe, questa definizione ampliata solleva immediatamente questioni di conformità: è necessario rivedere gli accordi di suddivisione salariale? Sono richiesti sistemi di “shadow payroll” in più giurisdizioni? Saranno dovuti contributi arretrati da parte di datori di lavoro e dipendenti se è stato applicato il sistema errato? Tiberghien consiglia un audit urgente dei registri di viaggio, degli accordi di distacco e dei modelli di allocazione dei costi, in particolare per i dirigenti che combinano lavoro remoto in UE con visite a siti globali.
La sentenza si inserisce anche nel contesto della crescita post-pandemica delle politiche di “lavoro da qualsiasi luogo”. Le autorità fiscali belghe già applicano limiti rigorosi al telelavoro transfrontaliero; la decisione della Corte di Giustizia rende più difficile escludere i giorni lavorati offshore dall’esposizione alla sicurezza sociale. Il mancato adeguamento potrebbe comportare doppia copertura contributiva, sanzioni amministrative e la perdita dei benefici belgi per i dipendenti. Le multinazionali sono invitate ad aggiornare le linee guida interne, informare il personale in viaggio e collaborare con consulenti locali per sfruttare eventuali esenzioni bilaterali.
Sebbene la sentenza derivi da una controversia svizzero-tedesca, il suo principio si applica a tutta l’UE ed è quindi vincolante per le autorità competenti belghe. Il messaggio per i team HR e mobility è chiaro: la regola del 25% non è più un calcolo limitato all’UE — ora contano anche i giorni lavorati a livello globale.
Fino ad ora, molti datori di lavoro belgi ritenevano che solo il lavoro svolto all’interno dell’UE/SEE (più la Svizzera) fosse considerato ai fini della soglia del 25% che determina se il dipendente rientra nel sistema di sicurezza sociale dello Stato di origine. La Corte di Giustizia ha chiarito che *tutte* le attività retribuite a livello mondiale — inclusi i giorni lavorati in paesi terzi come Stati Uniti, India o Emirati Arabi Uniti — devono essere conteggiate nel numeratore. Di conseguenza, il personale mobile che trascorre molto tempo in missioni a lungo raggio potrebbe superare inaspettatamente la soglia del 25%, spostando la responsabilità contributiva verso il paese di residenza, tipicamente il Belgio.
Per le aziende che gestiscono paghe belghe, questa definizione ampliata solleva immediatamente questioni di conformità: è necessario rivedere gli accordi di suddivisione salariale? Sono richiesti sistemi di “shadow payroll” in più giurisdizioni? Saranno dovuti contributi arretrati da parte di datori di lavoro e dipendenti se è stato applicato il sistema errato? Tiberghien consiglia un audit urgente dei registri di viaggio, degli accordi di distacco e dei modelli di allocazione dei costi, in particolare per i dirigenti che combinano lavoro remoto in UE con visite a siti globali.
La sentenza si inserisce anche nel contesto della crescita post-pandemica delle politiche di “lavoro da qualsiasi luogo”. Le autorità fiscali belghe già applicano limiti rigorosi al telelavoro transfrontaliero; la decisione della Corte di Giustizia rende più difficile escludere i giorni lavorati offshore dall’esposizione alla sicurezza sociale. Il mancato adeguamento potrebbe comportare doppia copertura contributiva, sanzioni amministrative e la perdita dei benefici belgi per i dipendenti. Le multinazionali sono invitate ad aggiornare le linee guida interne, informare il personale in viaggio e collaborare con consulenti locali per sfruttare eventuali esenzioni bilaterali.
Sebbene la sentenza derivi da una controversia svizzero-tedesca, il suo principio si applica a tutta l’UE ed è quindi vincolante per le autorità competenti belghe. Il messaggio per i team HR e mobility è chiaro: la regola del 25% non è più un calcolo limitato all’UE — ora contano anche i giorni lavorati a livello globale.
Fonte: Tiberghien
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