
In una mossa a sorpresa avvenuta la sera del 22 gennaio 2026, il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha ordinato a tutti gli uffici consolari di sospendere il rilascio di visti per immigrati (residenza permanente) a cittadini di 75 paesi ritenuti a rischio elevato di diventare un onere finanziario per gli Stati Uniti. Il dispaccio interno, successivamente pubblicato sul sito del Center for Workplace Compliance, chiarisce che la sospensione è già in vigore dal 21 gennaio e resterà attiva “fino a nuovo avviso”. (cwc.org)
Sebbene la misura riguardi tecnicamente i casi di green card basati su famiglia, lavoro e diversità processati all’estero, non interessa le categorie di visti non immigranti come H-1B, L-1, E-1/2, O-1, F-1 o J-1. I candidati con appuntamenti già fissati per il visto immigrante possono comunque presentarsi, ma i funzionari consolari sono stati istruiti a negare il rilascio in attesa di ulteriori indicazioni sul “public charge”. I visti immigranti già emessi ma non utilizzati restano validi, e le procedure di aggiustamento dello status all’interno degli Stati Uniti non subiscono modifiche.
Per i datori di lavoro statunitensi, l’impatto immediato riguarda i dipendenti assegnati o neoassunti che avevano pianificato di completare il processo di green card all’estero, spesso per evitare le lunghe attese interne. I responsabili della mobilità internazionale dovrebbero identificare i lavoratori provenienti dai 75 paesi che si trovano al National Visa Center o in attesa di appuntamenti consolari e valutare (1) la presentazione o la conversione della domanda in aggiustamento dello status negli Stati Uniti, oppure (2) l’estensione dello status lavorativo temporaneo fino alla revoca della sospensione. Poiché la norma non blocca il rilascio di visti non immigranti, le aziende possono ancora fare affidamento su proroghe e modifiche di visti H-1B o L-1 per colmare il gap.
Gli avvocati specializzati in immigrazione stanno già mettendo in dubbio la legittimità della sospensione, ritenendo che possa superare i limiti dell’autorità esecutiva. Diverse associazioni di advocacy hanno annunciato l’intenzione di avviare cause legali, sostenendo che la politica ripropone elementi della regola “public charge” annullata da più tribunali nel 2020-21. In caso di contenziosi, i team di mobilità dovranno prepararsi a possibili ingiunzioni, rapidi cambiamenti normativi e incertezze simili a quelle vissute durante il periodo del travel ban del 2017.
Sul piano pratico, i datori di lavoro dovrebbero informare recruiter, partner HR e lavoratori stranieri coinvolti della sospensione; aggiornare le previsioni di inizio attività; e rivedere le matrici di rischio viaggio. Poiché la lista comprende gran parte dell’America Latina, dell’Africa e di alcune aree dell’Asia — inclusi mercati chiave come Brasile, Nigeria, Pakistan e Russia — gli effetti si faranno sentire in diversi settori industriali.
Infine, questa decisione evidenzia una tendenza più ampia: dall’inizio del 2025 l’amministrazione Biden ha adottato una politica di immigrazione permanente più selettiva, ampliando al contempo alcuni canali per visti di lavoro temporanei. Le aziende che dipendono fortemente dal talento globale devono monitorare attentamente questi cambiamenti, garantire la conformità normativa e prevedere piani di riserva nelle strategie di assegnazione internazionale.
Sebbene la misura riguardi tecnicamente i casi di green card basati su famiglia, lavoro e diversità processati all’estero, non interessa le categorie di visti non immigranti come H-1B, L-1, E-1/2, O-1, F-1 o J-1. I candidati con appuntamenti già fissati per il visto immigrante possono comunque presentarsi, ma i funzionari consolari sono stati istruiti a negare il rilascio in attesa di ulteriori indicazioni sul “public charge”. I visti immigranti già emessi ma non utilizzati restano validi, e le procedure di aggiustamento dello status all’interno degli Stati Uniti non subiscono modifiche.
Per i datori di lavoro statunitensi, l’impatto immediato riguarda i dipendenti assegnati o neoassunti che avevano pianificato di completare il processo di green card all’estero, spesso per evitare le lunghe attese interne. I responsabili della mobilità internazionale dovrebbero identificare i lavoratori provenienti dai 75 paesi che si trovano al National Visa Center o in attesa di appuntamenti consolari e valutare (1) la presentazione o la conversione della domanda in aggiustamento dello status negli Stati Uniti, oppure (2) l’estensione dello status lavorativo temporaneo fino alla revoca della sospensione. Poiché la norma non blocca il rilascio di visti non immigranti, le aziende possono ancora fare affidamento su proroghe e modifiche di visti H-1B o L-1 per colmare il gap.
Gli avvocati specializzati in immigrazione stanno già mettendo in dubbio la legittimità della sospensione, ritenendo che possa superare i limiti dell’autorità esecutiva. Diverse associazioni di advocacy hanno annunciato l’intenzione di avviare cause legali, sostenendo che la politica ripropone elementi della regola “public charge” annullata da più tribunali nel 2020-21. In caso di contenziosi, i team di mobilità dovranno prepararsi a possibili ingiunzioni, rapidi cambiamenti normativi e incertezze simili a quelle vissute durante il periodo del travel ban del 2017.
Sul piano pratico, i datori di lavoro dovrebbero informare recruiter, partner HR e lavoratori stranieri coinvolti della sospensione; aggiornare le previsioni di inizio attività; e rivedere le matrici di rischio viaggio. Poiché la lista comprende gran parte dell’America Latina, dell’Africa e di alcune aree dell’Asia — inclusi mercati chiave come Brasile, Nigeria, Pakistan e Russia — gli effetti si faranno sentire in diversi settori industriali.
Infine, questa decisione evidenzia una tendenza più ampia: dall’inizio del 2025 l’amministrazione Biden ha adottato una politica di immigrazione permanente più selettiva, ampliando al contempo alcuni canali per visti di lavoro temporanei. Le aziende che dipendono fortemente dal talento globale devono monitorare attentamente questi cambiamenti, garantire la conformità normativa e prevedere piani di riserva nelle strategie di assegnazione internazionale.
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