
Parlando con gli analisti il 13 febbraio, il CEO di Air France-KLM, Benjamin Smith, ha avvertito che il regolamento RefuelEU Aviation dell’Unione Europea potrebbe costringere il gruppo a ridurre fino al 45% la sua rete asiatica, inclusi molti voli verso la Cina, entro il 2030. Le norme impongono alle compagnie aeree europee di utilizzare almeno il 6% di carburante sostenibile per l’aviazione (SAF) dal 2030, con un aumento al 20% entro il 2035, mentre le compagnie non europee che operano tramite hub nel Golfo o in Turchia evitano gran parte dei costi di conformità.
Smith ha sottolineato che il differenziale di costo – il SAF attualmente costa circa tre volte il carburante jet convenzionale – renderebbe economicamente insostenibili alcune rotte come Parigi-Pechino, Amsterdam-Shanghai e collegamenti verso città secondarie. L’associazione di categoria Airlines for Europe (A4E) sta sollecitando Bruxelles ad adottare un meccanismo di adeguamento alle frontiere per il SAF, che obbligherebbe i concorrenti stranieri a comprare crediti SAF equivalenti quando vendono biglietti nell’UE.
Per le aziende cinesi e le multinazionali europee, la prospettiva di una capacità ridotta di voli diretti potrebbe far tornare il modello di connessioni via Doha, Dubai o Istanbul, tipico dell’era pandemica. Le agenzie di viaggio dovrebbero prepararsi a tempi di viaggio più lunghi, meno posti in classe premium e tariffe più alte durante le stagioni di punta tra Europa e Cina.
L’autorità cinese per l’aviazione civile (CAAC) sta monitorando attentamente la situazione; i funzionari hanno lasciato intendere che eventuali misure unilaterali europee ritenute discriminatorie potrebbero portare a requisiti reciproci sui costi del carbonio per le compagnie UE che operano in Cina.
Sul lungo termine, la questione potrebbe accelerare progetti congiunti di ricerca sul SAF tra raffinerie cinesi e compagnie aeree europee, aprendo potenzialmente opportunità di investimento nella nascente base produttiva di biocarburanti in Cina.
Smith ha sottolineato che il differenziale di costo – il SAF attualmente costa circa tre volte il carburante jet convenzionale – renderebbe economicamente insostenibili alcune rotte come Parigi-Pechino, Amsterdam-Shanghai e collegamenti verso città secondarie. L’associazione di categoria Airlines for Europe (A4E) sta sollecitando Bruxelles ad adottare un meccanismo di adeguamento alle frontiere per il SAF, che obbligherebbe i concorrenti stranieri a comprare crediti SAF equivalenti quando vendono biglietti nell’UE.
Per le aziende cinesi e le multinazionali europee, la prospettiva di una capacità ridotta di voli diretti potrebbe far tornare il modello di connessioni via Doha, Dubai o Istanbul, tipico dell’era pandemica. Le agenzie di viaggio dovrebbero prepararsi a tempi di viaggio più lunghi, meno posti in classe premium e tariffe più alte durante le stagioni di punta tra Europa e Cina.
L’autorità cinese per l’aviazione civile (CAAC) sta monitorando attentamente la situazione; i funzionari hanno lasciato intendere che eventuali misure unilaterali europee ritenute discriminatorie potrebbero portare a requisiti reciproci sui costi del carbonio per le compagnie UE che operano in Cina.
Sul lungo termine, la questione potrebbe accelerare progetti congiunti di ricerca sul SAF tra raffinerie cinesi e compagnie aeree europee, aprendo potenzialmente opportunità di investimento nella nascente base produttiva di biocarburanti in Cina.
Fonte: Financial Times
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