
A Bruxelles, il 18 febbraio, il Comitato dei Rappresentanti Permanenti dell’UE (COREPER) ha approvato all’unanimità il pacchetto di sette accordi bilaterali aggiornati negoziati con la Svizzera lo scorso anno. Il dossier passerà ora al Consiglio Affari Generali per l’adozione formale il 24 febbraio, aprendo la strada alla firma e all’applicazione provvisoria prevista per la fine del 2026.
Il pacchetto semplifica l’accesso al mercato in settori come il commercio di elettricità, la sicurezza alimentare e la tutela della salute, ma – elemento cruciale per la mobilità globale – rafforza anche la libera circolazione delle persone. Vengono chiariti i meccanismi di coordinamento della sicurezza sociale, riconosciute ulteriori qualifiche professionali e introdotte procedure più rapide per la risoluzione delle controversie, tutti aspetti critici per le multinazionali che spostano personale tra Svizzera e UE-27.
Sebbene l’accordo debba ancora superare l’iter di ratifica interno in Svizzera – e potrebbe infine essere sottoposto a referendum – l’approvazione dell’UE rappresenta un segnale politico fondamentale. Essa rassicura le imprese sulla continuità della via bilaterale e sulla bassa probabilità che la Svizzera venga considerata un “paese terzo” nel contesto europeo. Per i responsabili HR, la conseguenza pratica è che le notifiche per i lavoratori distaccati, i certificati di sicurezza sociale (modello A1) e i controlli delle licenze professionali dovrebbero diventare più semplici una volta entrati in vigore gli accordi.
Anche esportatori svizzeri e istituti di ricerca ne trarranno vantaggio: il reinserimento nei programmi Horizon Europe e Erasmus è parte integrante del pacchetto politico più ampio. I responsabili della mobilità dovranno quindi monitorare attentamente i tempi di attuazione; potrebbero applicarsi regole transitorie già dal quarto trimestre del 2026, con piena efficacia legale prevista nel corso del 2027.
Il pacchetto semplifica l’accesso al mercato in settori come il commercio di elettricità, la sicurezza alimentare e la tutela della salute, ma – elemento cruciale per la mobilità globale – rafforza anche la libera circolazione delle persone. Vengono chiariti i meccanismi di coordinamento della sicurezza sociale, riconosciute ulteriori qualifiche professionali e introdotte procedure più rapide per la risoluzione delle controversie, tutti aspetti critici per le multinazionali che spostano personale tra Svizzera e UE-27.
Sebbene l’accordo debba ancora superare l’iter di ratifica interno in Svizzera – e potrebbe infine essere sottoposto a referendum – l’approvazione dell’UE rappresenta un segnale politico fondamentale. Essa rassicura le imprese sulla continuità della via bilaterale e sulla bassa probabilità che la Svizzera venga considerata un “paese terzo” nel contesto europeo. Per i responsabili HR, la conseguenza pratica è che le notifiche per i lavoratori distaccati, i certificati di sicurezza sociale (modello A1) e i controlli delle licenze professionali dovrebbero diventare più semplici una volta entrati in vigore gli accordi.
Anche esportatori svizzeri e istituti di ricerca ne trarranno vantaggio: il reinserimento nei programmi Horizon Europe e Erasmus è parte integrante del pacchetto politico più ampio. I responsabili della mobilità dovranno quindi monitorare attentamente i tempi di attuazione; potrebbero applicarsi regole transitorie già dal quarto trimestre del 2026, con piena efficacia legale prevista nel corso del 2027.
Fonte: SWI swissinfo.ch
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