
Il nuovo ministro dell’Interno tedesco, Alexander Dobrindt (CSU), ha presentato il 22 febbraio 2026 quello che definisce un “Piano Lavoro Immediato”. Secondo le regole attuali, la maggior parte dei richiedenti asilo deve attendere nove mesi, a volte anche di più, prima di poter iniziare un lavoro regolare. Dobrindt propone di ridurre questo periodo di attesa a soli novanta giorni. In pratica, chi ha presentato domanda di asilo e superato i controlli di sicurezza preliminari potrà iniziare a lavorare, sia a tempo pieno, parziale o con mini-job, mentre la procedura di asilo è ancora in corso.
La pressione per questa misura arriva da due fronti. Da un lato, le aziende tedesche segnalano una carenza cronica di manodopera. L’Agenzia Federale per l’Impiego stima 1,8 milioni di posti vacanti, con i settori dell’ospitalità, della logistica e dell’assistenza sociale tra i più colpiti. Dall’altro, il numero di richiedenti asilo è diminuito di circa la metà dopo le estensioni dei controlli alle frontiere del 2025; i critici sostengono che tenere i nuovi arrivati inattivi nei centri di accoglienza sia costoso e controproducente per l’integrazione.
Le associazioni imprenditoriali, come l’Associazione delle Camere di Commercio e Industria tedesche (DIHK), hanno accolto con favore l’annuncio, definendolo un modo per “sbloccare un bacino di talenti molto necessario” per le PMI nelle regioni provinciali. Alcuni Länder già gestiscono progetti pilota che accelerano i permessi di lavoro per cittadini ucraini e balcanici; la proposta di Dobrindt mira a uniformare queste pratiche a livello nazionale.
Il piano non è privo di polemiche. I Verdi accusano il ministro di fare un “colpo di marketing”, avvertendo che i corsi di lingua e di integrazione vengono tagliati proprio mentre si promette un accesso più rapido al mercato del lavoro. I sindacati temono che i richiedenti asilo, in condizioni di vulnerabilità, possano essere sfruttati in settori a basso salario, a meno che non aumentino parallelamente i fondi per l’ispezione del lavoro. L’SPD, partner minore della coalizione, ha espresso un sostegno cauto ma ha chiesto un’applicazione più rigorosa delle norme sul salario minimo e sui contratti collettivi.
Se il regolamento passerà al Bundesrat a marzo, i datori di lavoro potranno iniziare ad assumere richiedenti asilo secondo la nuova norma già dal 1° luglio 2026. I responsabili della mobilità dovrebbero preparare liste di controllo aggiornate per l’onboarding e verificare che i sistemi informativi delle risorse umane siano in grado di gestire i nuovi codici di stato di residenza che accompagneranno i permessi accelerati.
La pressione per questa misura arriva da due fronti. Da un lato, le aziende tedesche segnalano una carenza cronica di manodopera. L’Agenzia Federale per l’Impiego stima 1,8 milioni di posti vacanti, con i settori dell’ospitalità, della logistica e dell’assistenza sociale tra i più colpiti. Dall’altro, il numero di richiedenti asilo è diminuito di circa la metà dopo le estensioni dei controlli alle frontiere del 2025; i critici sostengono che tenere i nuovi arrivati inattivi nei centri di accoglienza sia costoso e controproducente per l’integrazione.
Le associazioni imprenditoriali, come l’Associazione delle Camere di Commercio e Industria tedesche (DIHK), hanno accolto con favore l’annuncio, definendolo un modo per “sbloccare un bacino di talenti molto necessario” per le PMI nelle regioni provinciali. Alcuni Länder già gestiscono progetti pilota che accelerano i permessi di lavoro per cittadini ucraini e balcanici; la proposta di Dobrindt mira a uniformare queste pratiche a livello nazionale.
Il piano non è privo di polemiche. I Verdi accusano il ministro di fare un “colpo di marketing”, avvertendo che i corsi di lingua e di integrazione vengono tagliati proprio mentre si promette un accesso più rapido al mercato del lavoro. I sindacati temono che i richiedenti asilo, in condizioni di vulnerabilità, possano essere sfruttati in settori a basso salario, a meno che non aumentino parallelamente i fondi per l’ispezione del lavoro. L’SPD, partner minore della coalizione, ha espresso un sostegno cauto ma ha chiesto un’applicazione più rigorosa delle norme sul salario minimo e sui contratti collettivi.
Se il regolamento passerà al Bundesrat a marzo, i datori di lavoro potranno iniziare ad assumere richiedenti asilo secondo la nuova norma già dal 1° luglio 2026. I responsabili della mobilità dovrebbero preparare liste di controllo aggiornate per l’onboarding e verificare che i sistemi informativi delle risorse umane siano in grado di gestire i nuovi codici di stato di residenza che accompagneranno i permessi accelerati.
Fonte: Upday