
L’aeroporto internazionale di Dubai (DXB) si è svegliato il 14 aprile 2026 in un clima di incertezza. Durante la notte, l’Agenzia europea per la sicurezza aerea (EASA) ha prorogato il suo avviso sulle zone di conflitto, obbligando le compagnie europee a evitare lo spazio aereo emiratino almeno fino al 24 aprile. Questa estensione ha comportato che KLM, le compagnie del gruppo Lufthansa e Air France — già assenti da settimane — abbiano prolungato la sospensione dei voli su Dubai, mentre compagnie non europee come Air Canada e Philippine Airlines hanno spostato le cancellazioni fino a maggio e, nel caso di Air Canada, addirittura fino al 7 settembre.
Per i viaggiatori d’affari e i responsabili della mobilità aziendale l’impatto è immediato: la capacità sulle rotte principali si è ridotta di circa il 18%, secondo i dati dei sistemi di distribuzione globale (GDS). Emirates e flydubai stanno cercando di compensare con frequenze aggiuntive, ma i limiti bilaterali e le restrizioni sul tempo di lavoro degli equipaggi lasciano poco margine.
Le ricerche sulle principali piattaforme di agenzie di viaggio online mostrano tariffe in classe economica per la tratta Londra-Dubai intorno alle 800 sterline solo andata, quasi il doppio della media di aprile 2025. Le rotte dall’Asia-Pacifico verso l’Europa, che normalmente passano per Dubai, ora prevedono due scali o deviazioni via Doha e Abu Dhabi.
Dal punto di vista operativo, Dubai Airports continua a raccomandare: “Non recarsi in aeroporto senza un orario di partenza confermato.” Le code all’immigrazione del Terminal 3 hanno superato i 45 minuti ieri mattina, con passeggeri che hanno dovuto riconfermare gli itinerari ai banchi delle compagnie. La Direzione Generale per la Residenza e gli Affari Esteri (GDRFA) ha schierato personale aggiuntivo alle corsie smart-gate per agevolare i titolari di carta di soggiorno, ma i viaggiatori con visto cartaceo hanno segnalato attese fino a un’ora.
I responsabili del rischio dovrebbero considerare che le norme di compensazione EU261 e UK261 restano valide per le partenze dall’Unione Europea e dal Regno Unito, anche in caso di cancellazioni dovute a restrizioni dello spazio aereo, a meno che la compagnia non dimostri “circostanze straordinarie”. Le aziende nordamericane, inoltre, dovrebbero rivedere gli obblighi di duty of care: soste prolungate in hub di paesi terzi potrebbero comportare nuove classificazioni di rischio e notifiche assicurative.
Guardando al futuro, le compagnie del Golfo stanno facendo pressione su Bruxelles per abbreviare il divieto, sostenendo che il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran dell’8 aprile ha stabilizzato i rischi di sorvolo. Fino a quando l’EASA non modificherà la sua posizione, però, il ruolo di Dubai come hub super-connettore resterà compromesso, con ripercussioni sui viaggi d’affari regionali e sulle assegnazioni degli espatriati.
Per i viaggiatori d’affari e i responsabili della mobilità aziendale l’impatto è immediato: la capacità sulle rotte principali si è ridotta di circa il 18%, secondo i dati dei sistemi di distribuzione globale (GDS). Emirates e flydubai stanno cercando di compensare con frequenze aggiuntive, ma i limiti bilaterali e le restrizioni sul tempo di lavoro degli equipaggi lasciano poco margine.
Le ricerche sulle principali piattaforme di agenzie di viaggio online mostrano tariffe in classe economica per la tratta Londra-Dubai intorno alle 800 sterline solo andata, quasi il doppio della media di aprile 2025. Le rotte dall’Asia-Pacifico verso l’Europa, che normalmente passano per Dubai, ora prevedono due scali o deviazioni via Doha e Abu Dhabi.
Dal punto di vista operativo, Dubai Airports continua a raccomandare: “Non recarsi in aeroporto senza un orario di partenza confermato.” Le code all’immigrazione del Terminal 3 hanno superato i 45 minuti ieri mattina, con passeggeri che hanno dovuto riconfermare gli itinerari ai banchi delle compagnie. La Direzione Generale per la Residenza e gli Affari Esteri (GDRFA) ha schierato personale aggiuntivo alle corsie smart-gate per agevolare i titolari di carta di soggiorno, ma i viaggiatori con visto cartaceo hanno segnalato attese fino a un’ora.
I responsabili del rischio dovrebbero considerare che le norme di compensazione EU261 e UK261 restano valide per le partenze dall’Unione Europea e dal Regno Unito, anche in caso di cancellazioni dovute a restrizioni dello spazio aereo, a meno che la compagnia non dimostri “circostanze straordinarie”. Le aziende nordamericane, inoltre, dovrebbero rivedere gli obblighi di duty of care: soste prolungate in hub di paesi terzi potrebbero comportare nuove classificazioni di rischio e notifiche assicurative.
Guardando al futuro, le compagnie del Golfo stanno facendo pressione su Bruxelles per abbreviare il divieto, sostenendo che il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran dell’8 aprile ha stabilizzato i rischi di sorvolo. Fino a quando l’EASA non modificherà la sua posizione, però, il ruolo di Dubai come hub super-connettore resterà compromesso, con ripercussioni sui viaggi d’affari regionali e sulle assegnazioni degli espatriati.
Fonte: Air Traveler Club
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