
Un rapporto del Guardian pubblicato il 30 aprile racconta le esperienze dirette dei passeggeri britannici bloccati in code di ore mentre gli aeroporti dell’UE affrontano l’implementazione completa del Sistema di Entrata/Uscita (EES). I viaggiatori in arrivo a Pisa, Lisbona e Atene hanno descritto attese di tre-quattro ore per la rilevazione delle impronte digitali e la risoluzione di problemi software. Alcuni aeroporti sono tornati al timbro manuale, vanificando così lo scopo stesso dell’EES. L’articolo evidenzia una sfida cruciale per la mobilità: l’area Schengen gestisce circa 200 milioni di movimenti di passeggeri extra-UE ogni anno, e i cittadini britannici rappresentano ora il 14% di questo totale. Anche un aumento modesto di 30 secondi per viaggiatore si traduce in 775.000 ore di lavoro aggiuntive all’anno, un onere di risorse che la maggior parte delle agenzie di frontiera non ha ancora finanziato. Gli esperti di privacy sollevano inoltre preoccupazioni sul fatto che i tempi di conservazione dei dati dell’EES (tre anni per i viaggiatori esenti da visto) superino gli standard del GDPR britannico. Le aziende con dipendenti che si spostano regolarmente tra Regno Unito e uffici UE devono ora confrontarsi con regimi di protezione dati differenti nel registrare i movimenti del personale. Il pezzo del Guardian segnala che i chioschi per viaggiatori frequenti, in fase di sperimentazione a Parigi-Charles-de-Gaulle, riducono i tempi di registrazione del 40%, ma queste corsie non sono accessibili ai viaggiatori di piacere o ai nuovi utenti EES, categorie che dominano i picchi stagionali. Fino a un miglioramento dei flussi, i responsabili della mobilità dovrebbero indirizzare i dipendenti verso punti di ingresso meno congestionati (ad esempio Porto invece di Lisbona) e favorire arrivi fuori dalla fascia 10-14, quando le testimonianze indicano i maggiori ingorghi. A lungo termine, l’UE prevede di integrare l’EES con il sistema di pre-approvazione ETIAS, ma questo è stato posticipato a fine 2027. Nel frattempo, aziende e università britanniche che inviano personale o studenti in Europa devono prevedere tempi di transito più lunghi e la possibilità di perdere coincidenze ferroviarie o aeree interne.
Fonte: The Guardian
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